Le aziende credono poco ai blog
Posted on 24. Mar, 2006 by Rick in Rick's World, Spettacolo, Tech
letto 628 volteLe aziende credono poco ai blog, In Italia non li considerano autorevoli
Lo sterminato e prezioso universo dei blog non convince le aziende italiane. E’ questo il duro verdetto della ricerca "Blog survey", condotta nel mese di febbraio dalla società di consulenza di comunicazione e relazioni pubbliche Burson-Marsteller. Stando ai dati raccolti, nel nostro Paese solo il 29,5% delle società consulta i blog almeno una volta alla settimana per motivi di lavoro.
fonte : Tgcom
Non possiamo dare torto alle Aziende se non considerano autorevoli i blog.. Del resto se diamo un’occhiata ai contenuti del nostro Pocacola.com ci rendiamo conto che si parla solo di "quisquilie" di facile digestione e di semplice approccio. Esistono tuttavia blog autorevolissimi e di gradevole lettura ma, credo che sia necessario saper scegliere cosa leggere.
- Scrivo articoli perchè mi rilassa farlo e non me ne frega niente di chi li leggerà
- Aumentano i contatti / commenti. (Comincia a fregamene un pò di più)
- Hanno commentato un mio articolo dandomi della "testa di cazzo".. (disagio e disappunto)
- Hanno pubblicato il mio articolo su un blog/portale famoso (..ma allora non scrivo solo fesserie !)
- I contatti giornalieri sono diventati parecchi (..azz, ma questa è audience !)
- Provo a scrivere un articolo ad effetto (..risultato : non se lo caga nessuno)
- Butto li un’articolo che E’ una stronzata (..risultato : marea di contatti- effetto slashdot)
- Diventi editore di te stesso e sai che ogni stupidata che scrivi verrà letta da una marea di persone che ti amano, odiano, criticano, leccano il culo, ecc..
Alla fine di questo percorso si rischia di scrivere perchè ci si sente obbligati a farlo e perchè, in qualche modo ed in piccola misura, si è creata un’aspettativa. E’ esattamente a questo punto che si deve operare una scelta precisa..
Continuare a scrivere per sè stessi infischiandosene di chi legge o dare un taglio più giornalistico al sito (chiamiamolo con il suo vecchio nome per una volta..).
Se il mio sito/blog deve "essere sul pezzo" tutti i giorni, se non posso più permettermi di scrivere ciò che voglio, se mi sento obbligato a commentare questo o quell’evento solo perchè l’ha fatto Selvaggia Lucarelli, Macchianera , Daveblog o Achille.net allora mi sono trasformato in un giornalista.. Senza però averne le capacità, l’autorità e (soprattutto) senza percepire uno stipendio.
Ma… a pensarci bene.. in fondo.. che non sia questo il vero e concreto "pluralismo dell’informazione" ??
3 Responses to “Le aziende credono poco ai blog”
Trackbacks/Pingbacks
-
-
August 3, 2007
[...] da come risultato l’enciclopedia stessa (in merito a questo concetto vi invito a leggere Le aziende credono poco ai blog – tratto da [...]









Dirty Sanchez
24. Mar, 2006
Credo la vita del fenomeno Blog sia ancora troppa breve per poter farsi un’idea sull’affidabilità o meno di questo ” universo”. Lasciamo tempo al tempo e vedremo….
stefo
24. Mar, 2006
Credo che il più grande valore della rete sia dato proprio dal fatto che essa sia ad oggi l’unico vero mezzo di comunicazione bilaterale, oltre che plurima, al servizio di chiunque. E il blog, fenomeno forse dei più rilevanti da quando internet esiste, ne è il maggior strumento. Escludendo internet, ogni altra possibilità di informarci che abbiamo è data da televisione, radio, libri, tutti strumenti assolutamente necessari ma che hanno da sempre il limite della unilateralità e dell’ovvia assenza di confronto. A tutto questo aggiungiamo una serie di fattori che ne influenzano necessariamente i contenuti, su tutti storia, politica e religione e la volontà di far sapere cosa bisogna far sapere, anche solo scegliendone le giuste sfumature. Per carità, non credo nel Grande Fratello orweliano (per quanto lo ritenga un libro magnifico) tanto quanto voglio sperare in un ragionevole diffuso senso critico dell’essere umano… forse in questo credo un po’ meno… ma è palese che chi fa l’informazione la fa quanto più possibile sia comodo a se.
Perché internet è diverso? Per fare un giornale, un libro, per fare televisione, cinema o qualsiasi altra attività che permetta di informare le masse, bisogna riuscire prima di tutto ad arrivarci, bisogna essere in qualche modo accreditati a farlo, e non tutti ne hanno la possibilità, internet lo fa chiunque e chiunque può dare la propria informazione dal proprio punto di vista.
Ed è questa a parer mio la chiave di lettura, ovvero la possibilità di avere più punti di vista, possibilità di sceglierli tra una miriade e grazie a questi riuscire a creare il proprio pensiero che non sarà più il risultato di pochi tradizionali e selezionati e inevitabilmente condizionati canali ma la somma elaborata di infiniti input condizionati e non. I blog sono tutto questo.
A questo punto il potere passa dall’informazione agli “informabili”, cioè a noi che dobbiamo solo munirci di sana curiosità per informarci e sana volontà per eventualmente informare a nostra volta con quello che il nostro cervello è riuscito ad elaborare.
Oltre al blog, segnalerei anche strumenti quali i wiki che anch’essi si basano sulla pluralità di informazione. Esempio tipico è wikipedia, enciclopedia online dove chiunque può contribuire. Il principio è proprio questo, il contributo multiplo per avere l’informazione più completa…. e vera.