Una storia vera
July 3, 2006
Articolo scritto da Catmouse in : Generale trackback
articolo originale : The Day Shay Got To Play di EJ Nolan - The Day Shay Got To Play is exclusive property of the author EJ Nolan who has reserved ALL rights (written permission has been given to Baseball Almanac for its use).
Non si nasce predestinati a cambiare le cose, si sceglie momento per momento di farlo e non è neanche necessario sprecare tante parole per farlo.
Ho raccolto nei giorni scorsi una storia realmente accaduta in un anonimo paesino degli Stati Uniti ma che avrebbe potuto trovare posto ovunque nel mondo ; si tratta di una storia seria ma vera che fa riflettere sul fatto che , noi tutti , spediamo una moltitudine di e.mails con barzellette , ci dileggiamo in discussioni leggere ed amiamo spesso parlare dei nostri sogni senza pensarci due volte , ma quando si tratta di affrontare temi più profondi , spesso ci fermiamo , ci ritraiamo quasi avessi paura di affrontarli , di condividerli .
Abbiamo quasi la recondita ed irrazionale paura che parlare di argomenti seri , non sia “cool” , non interessi , annoi : e la società di oggi ama invece la “smiling live” , tutta sorrisi e vittorie , divertimento soldi e sesso .Nel cyberspazio circolano liberamente scene cruente , volgarità e oscenità ma le discussioni pubbliche su temi importanti della vita vengono spesso sottaciute se non addirittura soppresse.
A una cena per la raccolta di fondi per una scuola che serve i disabili mentali , il padre di uno degli studenti fece un discorso che nessuno avrebbe più dimenticato. Dopo aver lodato la scuola ed il personale dedito, fece una domanda :
“Quando non interferiscono influenze esterne , la natura di tutti è perfetta. Mio figlio Shay tuttavia non può imparare le cose che imparano gli altri, non può capire le cose che capiscono gli altri .
Dov’è l’ordine naturale delle cose in mio figlio ?”
Il pubblico fu zittito dalla domanda.
Il padre continuò.
“Io ritengo che , quando un bambino come Shay , fisicamente e mentalmente handicappato viene al mondo , si presenta un’opportunità di realizzare la vera natura umana, ed essa si presenta nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino”.
Poi raccontò la storia che segue :
Shay e suo padre stavano camminando vicino ad un parco dove c’erano alcuni ragazzi che Shay conosceva che giocavano a baseball.
Shay chiese : “Credi che mi lascerebbero giocare”
Il padre di Shay sapeva che la maggior parte dei ragazzi non volevano un ragazzo come lui nella squadra ma comprendeva che se al figlio fosse stato permesso di giocare, la cosa gli avrebbe dato un senso di appartenenza , di cui aveva molto bisogno, e un po’ di fiducia nell’essere accettato dagli altri nonostante il suo handicap.
Il padre si avvicinò allora ad uno dei ragazzi sul campo non aspettandosi granchè in risposta. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consiglio e disse . “ Siamo sotto di sei e il gioco è all’ottavo inning. Penso che possa stare con noi, cercheremo di farlo battere all’ultimo inning”.
Shay si avvicinò faticosamente alla panchina , indossò una maglietta della squadra e sorrise a suo padre, il quale si accorse di avere le lacrime agli occhi e di sentire una sensazione di tepore al cuore. Il ragazzo vide la gioia di suo padre per essere stato accettato.
In fondo all’ottavo inning la squadra di Shay ottenne un paio di basi, ma era ancora indietro di tre , al culmine del nono e ultimo inning , Shay si mise il guantone e giocò nel campo giusto.
Anche se dalla sua parte non arrivavano dei lanci, era ovviamente in estasi solo per essere nel gioco e in campo, con un sorriso che gli arrivava da un orecchio all’altro . Alla fine del nono inning, la squadra di Shay segnò ancora : ora, con due fuori e le basi occupate, avevano l’opportunità di segnare la battuta vincente e Shay era il prossimo al turno di battuita.
A questo punto avrebbero lasciato battere Shay e perso l’opportunità di vincere ?
Sorprendentemente a Shay fu assegnato il turno di battuta : tutti sapevano che gli era impossibile colpire la palla perchè Shay non sapeva neppure tenere bene la mazza, per non parlare poi di colpire e indirizzare la palla . Comunque , mentre Shay andava alla battuta , il lanciatore capendo che l’altra squadra stava rinunciando alla vittoria per far sì che Shay avesse questo momento, si spostò di alcuni passi per lanciare la palla morbidamente, così che Shay potesse almeno riuscire a toccarla .
Arrivò il primo lancio e Shay girò la mazza a vuoto ; il lanciatore fece ancora un paio di passi in avanti e gettò di nuovo lentamente la palla verso Shay .
Mentre la palla era in arrivò Shay girò goffamente la mazza , la colpì e la spedì lentamente sul terreno , dritta verso il lanciatore.
A quel punto il gioco avrebbe dovuto finire lì , ma il lanciatore raccolse la palla .Avrebbe potuto facilmente lanciarla al primo che copriva la base e squalificare il battitore . Shay sarebbe stato fuori e questo avrebbe segnato la fine della partita. Invece , il lanciatore la lanciò al di là della testa del primo in base , fuori dalla portata dei compagni di squadra. Tutti quelli che si trovavano sugli spalti e i giocatori cominciarono a gridare :” Shay, corri in prima base ! Corri in prima !”
Shay non aveva mai corso nella sua vita così lontano, ma riuscì ad arrivare in prima base . Corse lungo la linea con gli occhi spalancati e pieno di meraviglia. Tutti gli gridarono : “ Corri alla seconda, corri alla seconda ora !” Trattenendo il fiato Shay corse ancor più goffamente alla seconda base , ansimando e sforzandosi di raggiungerla . Quando Shay curvò verso la seconda , la palla era già tra le mani del giocatore giusto , un piccoletto che ora aveva la possibilità per la prima volta di essere lui l’eroe della propria squadra.
Avrebbe potuto agevolmente lanciarla e squalificare il battitore, ma comprese le intenzioni del lanciatore precedente ed anche lui gettò la palla in alto , ben oltre la terza base. Shay corse verso la terza base in pieno delirio, mentre tutti gli altri si spostavano per andare alla casa base. Tutti gridavano “Shay , Shay , Shay vai Shay “. Con fatica raggiunse la terza base , quello opposto a lui corse per aiutarlo e voltarlo nella direzione giusta e gli gridò . “ Corri Shay , corri in terza !”
Mentra Shay girava per la terza base i ragazzi di entrambe le squadre e quelli che guardavano erano tutti in piedi e strillavano . “ Shay corri alla base , corri alla base , Sali sul piatto !!” Shay corse, salì sul piatto e fu acclamato come l’eroe che aveva segnato un “grande slam” e fatto vincere la propria squadra.
Quel giorno , disse il padre a bassa voce e con le lacrime che ora gli rigavano il volto , i ragazzi di entrambe le squadre aiutarono a portare in questo mondo un pezzo di vero amore e di umanità.
Un lieve raggio di luce nel suo grande buio !
Shay non superò l’estate e morì in inverno , senza mai scordare di essere stato l’eroe , di aver reso così felice suo padre e di essere tornato a casa fra il tenero abbraccio di sua madre per il piccolo eroe del giorno .
Se ora, dopo aver letto la storia , pensate di condividerla con altri , con ogni probabilità state filtrando nella vostra mente le persone con le quali farlo , distinguendo fra quelle “appropriate” e quelle no.
Bene , io ritengo invece che tutti possano fare la differenza , o meglio che la differenza non esiste e che tutti abbiamo ogni giorno mille opportunità per aiutare a realizzare “l’ordine naturale delle cose”. Se ci crediamo noi possiamo cominciare a cambiare le cose , le calciopoli, raiopoli , furbetti vari del quartierino e chi più ne ha più ne metta .
Un saggio una volta disse che una società viene giudicata anche da come tratta i propri figli meno fortunati.
















Commenti»
bella, davvero bella ed intensa!!
moooolto introspettiva…mi ha fatto riflettere…
una bellissima storia, per chi ha un cuore gentile e una mente sensibile!!!
Bellissima
A dire”una Società viene giudicata per come tratta i propri figli meno fortunati” fu un professore tedesco cattedratico di neuropsichiatria all’Università di Gottiga in Germania durante un convegno a metà degli anni “70 sulle problematiche comportamentali nello sviluppo dei ragazzi con gravi handicap psico-motori.
Poi come tutte le frasi intelligenti venne archiviata.
Fino a che un giorno Poca Cola …
Riguardo all’assistenza e la cura dei malati psichici e motori l’Italia è drammaticamente agli ultimi posti.
Ci stuggiamo per un gol e non pensiamo(o evitiamo di farlo)che ci sono ragazzi che non riescono nemmeno a tenere un pallone tra le mani o che percepiscono il mondo che li circonda con una rete di neuro-ricettori inferiori a un gatto.
Dobbiamo confidare nel nuovo Governo ?!!
…che almeno ciascuno di noi cerchi di essere umano,civile e comprensivo quando gli capita di incontrare un disabile fisico o mentale che sia.
Grazie per l’attenzione,grazie a Poca Cola .
Massimo Salemi
una storia bella, veramente toccante. E’ triste purtroppo dover sottolineare che siamo di fronte “ad una storia realmente accaduta”; viviamo in un mondo dove è normale che accadano cose brutte, mentre per raccontare una storia generosa e piena di buoni sentimenti dobbiamo ricordare che non è un racconto di pura fantasia.
Bella storia ,degna di un film in prima serata a reti unificate la vigilia di Natale ,quando tutti gli animi si sentono costretti ad essere piu’ gentili. Ma perchè ,i nostri cuori non possono essere SEMPRE vicini alle persone che hanno bisogno? Credetemi l’energia spesa per aiutare,per cercare di capire,o semplicemente per rispettare queste anime pure, è resa mille volte.Come dite? la mia è speculazione ? ce ne fosse.Nei limiti del possibile di ognuno di noi, DOBBIAMO dare tutto quello che riusiamo a dare .Proviamoci semplicemente rispettandoli.Provarci é un DOVERE.
ho pianto.
Una storia molto bella che fa riflettere: costa veramente poco far del bene al prossimo e ci aiuta a migliorare e vivere meglio.
8 COMMENTI TUTTI UOMINI !!!!!!!Devo preoccuparmi?
Eccomi Rena, volevi un commento da una fanciulla???
Sinceramente non ho molto da dire, l’articolo è davvero commovente ma questo è stato un attimo nella vita di quel ragazzo…vita trascorsa (credo) se non fra l’indifferenza della gente, probabilmente nella derisione…
Un bel momento ma solo un momento che non ripaga di tutto il resto. Non si tratta di una persona considerata “normale” trattata per una volta da “eroe” ma di un bambino o ragazzo che fosse che ha avuto il suo momento di gloria, una persona trattata per una volta come un bambino o ragazzo “normale”.
Certo, se non si comincia da qualche parte, non si può neanche pretendere di andare avanti ma a me questo articolo ha lasciato l’amaro in bocca…
onore a quel padre e onore a te che ci hai raccontato questa bella storia!
p.s. …ma tu sei il buono della compagnia? ;-)