Silenzi in ascensore
May 10, 2007
Articolo scritto da Rick in : Cazzeggi, Donne, Fesserie, Generale, Rick's World, Spettacolo trackback
Silenzi in ascensore
La porta automatica si riapre proprio mentre sono già voltato verso lo specchio ad ispezionare la mia faccia alla ricerca di eventuali, brufoletti, residui di schiuma da barba e altre sostanze (organiche e non) eventualmente presenti.
Ho appena levato il casco e la mia testa assomiglia a un cespuglio sconclusionato sale e pepe, indosso il “giubbotto di pelle tuttelestagionicon rinforzilateralieprotezioniaigomiti” d’ordinanza.
La porta si apre, dicevo, e lei veleggia verso il centro dell’ascensore direttamente da un altro pianeta.
Il suo profumo è ricavato probabilmente da qualche essenza dal nome irriferibile e inpronunciabile, io puzzo di idrocarburi incombusti… Sorrido amabile, lei anche. D’improvviso prendo coscienza di un aspetto drammatico di quei pochi secondi e il mio cervello inizia a ripercorrere all’indietro le ore.
“E’ lunedì mattina, ho appena fatto colazione, ieri sera sono uscito..e, Domenica a pranzo cos’ho mangiato ??”, il ricordo del pranzo mi colpisce in quell’istante come uno schiaffo in pieno volto…. “NOOOOOO la Bagnacauda !!!!!!!!“. Rimango freddo ma so perfettamente che se solo aprissi la bocca, l’aria in quei 2 metri cubi diventerebbe presto irrespirabile.
Decido di tenere un basso profilo e di parlare riducendo al minimo l’uso di vocali: difficilissimo ! .In queste condizioni anche la comunicazione da ascensore più qualunquista e banale diventa una sfida degna del “Bartezzaghi”. Il tutto è reso più complesso dal fatto che devo comunicarle in francese.. Ecco che bofonchio “ql tg ? (quel étage ?)”, e poi ” Jvsmpr!! - ( je vous ampri !!)” e una goccia di sudore mi imperla una tempia… Lei ha un atteggiamento socevole e probabilmente si starà chiedendo perchè questo fesso le parla con la bocca storta e rivolta verso il basso, io penso di spiegarle il problema ma mi incaglio nella traduzione in francese di “Bagnacauda”. Scorrono lentamente i secondi e i piani del palazzo sfilano dietro le porte chiuse, mi accorgo che sto trattenendo il fiato ma il mio piccolo dramma del lunedì mattina sta per finire.
Ormai in debito di ossigeno arrivo al mio piano, ci siamo quasi, le porte si stanno per aprire e mentre il mio pensiero vola verso Enzo Maiorca e Umberto Pellizzari confortandomi, escogito un’ultima furbata per non appestare di bagnacauda gli ultimi secondi.. Provo a salutarla “inspirando”. Il dramma si compie quando nel tentativo di dire “au revoir”, l’unico suono che riesco ad emettere è una specie di sinistro rantolo che suona più o meno: “haaaarrrrvvvvvrrrr”.
















Commenti»
Ricky a quando il tuo primo libro di costume esocietà ?