Piede a banana
Posted on 28. Sep, 2009 by Rick in Attualità, Cazzeggi, Generale, Personale, Rick's World, Spettacolo, Sport
letto 2,415 volteNei cortili della mia vecchia Milano tutti noi ragazzini giocavamo a pallone.
Forse sarebbe meglio dire che tutti ci giocavano mentre io.. ci provavo.
Non è che non mi piacesse ma semplicemente quel gioco non faceva per me. Niente, non c’era verso. Nessuna delle direzioni che volevo dare alla palla si concretizzavano mai. Piede a banana : avevo la sindrome del piede a banana. E può non essere divertente essere dribblati da un grassone fermo come una diapositiva, mentre i tuoi compagni di squadra si mordono le dita ed iniziano a prenderti per il culo.
Ho convissuto con questa mia inettitudine cronica per tutta la giovinezza e me ne sono fatto una ragione.
Si giocava all’aperto nel cortile delimitato dai garage e da un alto muro oltre il quale c’era quella che ricordo come una sorta di capannone abbandonato. Due segni sul muro dei garage erano la porta, dall’altro lato due magliette per terra delimitavano i pali della porta avversaria, in mezzo una manciata di ragazzini sudati e stropicciati che spintonavano e correvano come assatanati effettuando passaggi a volte magistrali. Tra loro io : nel balordone più totale perché vivevo il timore di essere costretto a ricevere il passaggio decisivo e di mancarlo clamorosamente. A volte la strategia dei miei compagni era quella di mandarmi intenzionalmente a giocare con gli avversari con la speranza di danneggiarli irrimediabilmente. Questa era la mia vita calcistica.
Un giorno i miei genitori decisero di regalarmi un pallone di cuoio, di quelli fighi davvero, che noi si definivano “regolamentari”. Uno di quei palloni che se per caso ti arriva in faccia a quaranta all’ora ti stende e si deve chiamare tua madre per il riconoscimento. Altro che Supertele !.
Ero fiero del mio pallone regolamentare e la prima partita che facemmo fu l’occasione giusta per testarlo sul campo. Me ne stavo lì, impettito e fiero del mio pallone di cuoio e non vedevo l’ora di fare il primo tiro. La sola idea che rotolasse per terra graffiandosi mi irritava un po’ ma deglutii e non ci pensai più: la partita stava per iniziare.
“Dai dammi il pallone” disse il mio compagno pronto a centrocampo “che iniziamo”. Io ero ai margini del campetto improvvisato, così decisi di passarglielo effettuando un pallonetto da fermo.
Lo feci ed il mio proverbiale piede a banana miracolosamente non mi tradì ! Fu un lungo, alto, bellissimo lancio che volò sulle teste di tutti, volò oltre gli alberi e, mentre tutti col naso seguivano la fantastica parabola della sfera, superò l’alto muro che delimitava il campo e si inabissò con un tonfo sordo in una zona remota ed irraggiungibile del capannone abbandonato.










Andrea Giuseppe Capanna
28. Sep, 2009
Caro Rick, ero così a banana che per la paura venivo piazzato direttamente in porta. E quel famoso pallone regolamentare me lo sono preso in faccia piena con una bordata fotonica che ringrazio ancora oggi. Quel giorno ho perso la voglia di provare a giocare a calcio ma ho guadagnato un profilo da T-Rex, vuoi mettere?
dud
28. Sep, 2009
ne avrei da raccontare…
per il momento ti dico solo che noi giocavamo in strada utilizzando i tombini come pali immaginari delle porte e ricordo ancora il mio primo pallone “tango” (quello da 5 mila lire) finire, dopo uno sfortunato tiro a campanile, esattamente sopra un’inferriata appuntita e sgonfiarsi in un secondo trafitto come un pollo nello spiedo.
ma la cosa che mi preme di più dirti è che padreloma™, proprio stasera, ha confessato di essere appassionata di banane. quindi guardati da avvicinare il tuo piede a lui (soprattutto le notti di luna piena).
Rudy Bandiera
28. Sep, 2009
Io ricordo che giocavo scalzo in un parchetto dietro casa ma una volta dimenticai che vie era piantato lo scheletro, l’intelaiatura in ferro, di un tunnel di quelli che si usano per far crescere la frutta.
Il telaio dell’ambaradan era stato tagliato ma non del tutto: insomma ricordo che diedi uno dei calci più potenti di tutta la mia esistenza ed il tubo mi si infilò tra alluce e billice procurandomi un dolore ed un odio verso dio atroci et/ot giustificati…. per fortuna non i sono trasformato in T-Rex ;-)
Fine della carriera.