La “gloriosa” 90

La “gloriosa” 90

Posted on 04. Dec, 2009 by in Attualità, Generale, Personale, Rick's World

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MILANO - Amata: è l’unica linea di trasporti che segna come un compasso tutta la città, per 20,8 chilometri, 24 ore su 24. Odiata: per la ressa, il tanfo, i pericoli di notte e le attese infinite. La circolare destra, la 90, e la speculare circolare sinistra, la 91, disegnano la Milano popolare, che cambia volto, colori e odori. Che fa le ore piccole e che si alza all’alba per andare a lavoro. Che abita in periferia e che non ha un posto dove dormire e fa il giro intero per scaldarsi. E che fa le prove di convivenza (più o meno) civile con cinesi, cingalesi, arabi, romeni e africani. La 90 è la regina delle linee Atm. (Corriere)

La “filovia”, la “gloriosa”, il “frigorifero”, o semplicemente: la 90. Erano gli anni delle superiori e “la 90″ era il mio purgatorio quotidiano e una delle linee ATM che più ho usato in vita mia. Marciapiede ghiacciato dalla notte ed io immobile per non provare brividi alla schiena, con la sciarpa sul naso. Poi dalla nebbia di Viale Bezzi compariva quel mostruoso cassone arancione (o verde per gli esemplari più vecchi) e, sbattendoci l’aria freddissima della mattina sulla faccia, faticosamente apriva le sbuffanti e lamentose porte a soffietto e ci concedeva l’ingresso in quella bolgia di corpi, puzza di piscio e vetri appannati.

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Il viaggio era lungo e, con un po’ di fortuna, riuscivo a guadagnare un posto a sedere, freddissimo anche lui, e così magari ripassare un po’ di lezione. Nel gorgo delle anime trasportate dal mostro :  gente con ascelle poco gentili, vecchietti che si lamentavano del governo, extracomunitari e qualche compagno di scuola. Tutti con la stessa faccia, tutti immersi in quella Milano di corsa che non correva ma “marciava”. Si perchè, il cartello vicino al posto di guida citava : “durante la marcia è vietato parlare al conducente” ed io mi sono sempre chiesto cosa cazzo c’entrasse il concetto di marcia (che è cadenzata e con movimento verticale) con un trasferimento lineare in orizzontale. Sta di fatto che con il conducente non ci parlava nessuno, comunque. In realtà, nella maggior parte dei casi, era un ometto sempre incazzato nero e con lo sguardo torvo. Soprattutto quando, durante una curva, il trolley della filovia si sganciava dai cavi aerei della corrente. Il brav’uomo era costretto a fermare, afferrare un lurido straccio, scendere nella gelida nebbia, e provar a rimettere in tensione il trolley tirando le aste guida con le mani e lo straccio. L’intera operazione era costellata da sonore composizioni sacrileghe del conducente stesso, tant’è che al più “creativo”, con i compagni di liceo, avevamo dato il soprannome di Mogol.

Poi c’erano i giorni in cui bigiavo la scuola.. ed allora la 90 diventava la mia comoda e calda casa per una mattina. Un regno delizioso, una volta superata la fermata che avrevve dovuto vedermi scendere, che mi cullava con la sua complicità. Piazzale Lotto, passando per Monte Ceneri, McMahon, Zara, stazione Centrale, Piola, Lodi, Isonzo : Milano mi sfilava davanti, tra le gocce esterne al vetro ed io la scrutavo assorto ed appassionato, come si guarda una amante, come si guarda la vita.

3 Responses to “La “gloriosa” 90”

  1. roberto

    09. Dec, 2009

    Caro Mio solo noi possiamo capire il senso della 90

  2. Roberto / postoditacco

    11. Dec, 2009

    Mi è piaciuto molto il modo in cui l’hai raccontato.
    Molto profondo.

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  1. La “gloriosa” 90 | Feedelissimo - December 5, 2009

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