“Punto G”?
Posted on 05. Jan, 2010 by Rick in Attualità, Donne, Generale, I grandi classici dell'erotismo, Iniziative di un certo spessore, Sito del giorno, Spettacolo, Televisione
Il tema “Punto G” è quanto mai d’attualità e, in riferimento al post precedente, Tania Bianchi, sessuologa dell’A.I.S.P.A. (Associazione Italiana di Sessuologia e Psicologia Applicata), ci regala in esclusiva un articolo che trasversalmente parla di esperienze personali e osservazioni professionali. A me rimane sempre la curiosità di sapere se una esperta in educazione sessuale e consulente in sessuologia si accoppia solo con un sessuologo oppure prima di avere rapporti con un extrasettore gli tiene un corso ma.. magari ce lo farà sapere un’altra volta.
Ecco l’articolo di Tania :
Punto G . Sentirlo nominare, mi riporta al passato: a un “orwelliano” 1984, per l’esattezza.
Anno in cui l’omonimo libro co-scritto da una Beverly Whipple, all’epoca “in erba”, fu pubblicato dalla Rizzoli, in italiano.
Io, ventenne, in tempi “non sospetti” riguardo al mio futuro da sessuologa, ne avevo acquistato una copia, che ancora posseggo.
La masturbazione, in quei giorni, era per me una pratica ignota.
E, fino ad allora, non avevo mai provato un orgasmo, sebbene godessi di frequenti rapporti sessuali completi sin da quando avevo compiuto quindici anni.
La mia soddisfazione erotica era comunque palesemente altissima e il fatto che “tutto andasse bene” veniva confermato puntualmente dai miei focosi partner che, vista la mia partecipazione esuberante, inequivocabilmente espressiva… giuravano per me che, di orgasmi, ne raggiungevo anche più di uno, ogni volta.
“E’ solo che”, dicevano loro: “Tu non te ne accorgi”.
Simpatico scoprire di recente, conversando con la pornostar Valentine Demy (anche lei, come me, del ‘63), di avere in comune un simile percorso esperienziale: la scoperta dell’auto-erotismo e dell’orgasmo in “tarda” età.
Ora, qualcuno potrebbe con acutezza far osservare che, nel frattempo, ci siamo entrambe “rimesse in pari” ampiamente.
Lo prendo come un complimento. Ma le “scoperte” non finiscono qui.
La stessa Valentine Demy, dopo decenni di sesso pressoché quotidiano e svariato, dentro e fuori dal set, dichiara con franchezza di avere provato il suo primo orgasmo da “punto G”… solo due anni fa. E questo grazie ad un collega esperto che, prima di girare assieme una scena, le aveva assicurato che glielo avrebbe trovato lui… il punto G. E così fu.
Sempre riguardo al punto Gräfenberg, nell’ultimo Congresso della “European Federation of Sexology” ho assistito di persona ad un impagabile incontro/scontro storico. L’ormai riverita ed autorevole Beverly Whipple, sfidata da un’indomita Shire Hite (sì, quella del leggendario “Hite Report”), veniva ammonita su come “il reiterare sul punto G” avesse dato inutile adito ad un castrante senso d’inadeguatezza in stuoli di donne sessualmente abili.
E, probabilmente, ad una corrispettiva ansia da prestazione in altrettanti e più uomini, aggiungo io.
Il titolo del suo intervento: “Requiem per il punto G. Hello, punto C!” (dove “C” sta per “clitoride”) bastava a riassumerne l’irrispettoso spirito.
La reazione della Whipple fu, a sua volta, per me, sorprendente.
Ma qui la storia s’allunga.
Oltre a chi, dopo quasi un trentennio, lo disconosce e se ne lava le mani, come San Pietro e Ponzio Pilato, c’è anche chi, come Jannini, lo “fotografa”, asserendo però che non tutte le donne ce l’hanno…
Altri ancora ci fanno notare che la traduzione italiana dell’americano “G SPOT” (cioè “AREA/ZONA” G) non sia affatto rispondente con quel riduttivo e, quindi, più elusivo “PUNTO” G…
Ed ora ci mancava il “King’s College” di Londra con la sua statistica e dichiarata negazione di esistenza (della serie: “Niente sesso. Siamo inglesi”).
Eppure qualcuno avrà fatto notare a questi studiosi ricercatori che, scientificamente parlando, ma anche no… si può provare solo l’esistenza delle cose e NON la loro inesistenza “assoluta”, che rimane tale, guardacaso, finché non si scopre o s’evidenzia anche una sola “prima” presenza.
E mi sovviene come la “ricerca scientifica” si avvicini solo ora, che si sta rivelando remunerativo, al mondo della sessualità femminile. Chi se la filava prima? Ma chi se la fila, seriamente, anche adesso?
A meno che non la facciamo divenire un problema: magari da risolvere con bisturi o farmaceutici specializzati, “ultimo grido”.
E poi cosa non si farebbe per proteggere il potere di fragili ego maschili, rassicurandoli dall’alto della torre d’osservazione che: “Sono le cinque e tutto va bene”.
Dormi tranquillo che il “Punto G” non esiste e la tua abilità virile non è minacciata.
E… ah! Dimenticavo. Le dimensioni non contano.
Sì, erano loro due, “monche” di qualcosa. Punto G, C…Y o Z.
Prendi nota, per il prossimo simposio.
Anzi, no. TUTTE. Tutte le donne. Non ce l’hanno.
Cosa? Non lo so. E se ce l’hanno, è sbagliato. Non si può trovare.
“Ma il clitoride? Che internamente è lungo come un pene…”
“Per favore! Evitiamo i paragoni. E non ritiriamo in ballo le misure, che non contano! Quante volte lo si deve dire? Non è la grandezza. E’ come lo si usa.”
“Appunto… allora le zone “G” o “C” o “X”, al di là della loro grandezza, se opportunamente stimolate…”
“Senta lei: vuole, per caso, farsi radiare dall’albo e non venire alla prossima Convention alle Maldive?”
A me, una domanda sorge spontanea:
“Non sarà mica, invece, che alla scienza dai remoti e fobici studi, ci dovessimo affidare ad appassionati esperti sul campo senza reticenze, baronie, nonché interessi economici da difendere?”
Aspetta un po’: “Valeeeentine??? Come hai detto che si chiama quel tuo collega?”
Tania Bianchi, 5 gennaio 2010 ©
la rubrica di Tania Bianchi su Max
ricerca sulle fantasie sessuali by Tania Bianchi



![SexTania_r[1]](http://www.pocacola.com/wp-content/uploads/2010/01/SexTania_r1-300x300.jpg)


Ultimi commenti