Un padre, il mio.

Un padre, il mio.

Posted on 16. Mar, 2010 by Rick in Generale, Rick's World

Stavi sulla porta e sorridevi con quel tuo sguardo bambino mentre io trafficavo tra cacciaviti e radio smontate un nuovo sogno di comunicazione. Poi siamo cresciuti tutti e due, caro Piero. Me le ricordo, sai, le notti di grilli in campagna ed io e te in piedi a ridere forte tra i denti scroccandoci mille sigarette, e ho perfetta memoria delle strane nostre gite della domenica a catturar rane e tritoni in una risaia.

Le urla e l’odio rabbioso quando ero esattamente il figlio che avrei dovuto essere poi il sorriso ed il compiacimento quando invece stavo sbagliando molto. Eravamo in controtempo io e te, però ci si capiva in fondo. Il lavoro di padre non è per tutti e non è facile, lo dicono i vecchi, lo dicono i saggi e pure tutti i fessi, però te ne rendi conto solo quando quel lavoro inizi a sudarlo sulla pelle.

Ci son cose che ti vorrei ancora dire e carezze che ti vorrei sempre dare, ma mi sento in colpa nei tuoi confronti per un miliardo di motivi più o meno giusti, più o meno veri..  Non ricordo la data esatta di quando te ne sei andato, ma sono fatto così : rimuovo le cose brutte. So che stava per iniziare la primavera e che la tua infermiera aveva un culo enorme mentre la guardavo allontanarsi da quella orrida stanza.

Un uomo che resta solo deve trovare la forza di prendere a schiaffi la vita, superare il dolore delle gambe e dell’animo e rialzarsi, senza recriminare, senza dolersi, senza farlo pesare agli altri. In questo sei stato un ottimo esempio da non seguire, caro papà, ma (e ti prego di credermi) lo dico con grandissimo amore e consapevole del fatto che in mille altre cose le tue tracce positive sono ancora in me e le contino ad innaffiare tutti i giorni, anche se non ci sei.

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18 Responses to “Un padre, il mio.”

  1. hermansji

    16. Mar, 2010

    Pat! Pat! Caro Riccardo, leggendo e vivendo sempre in quel “controtempo”, ho pensato se lo troverò il coraggio, la forza, l’amore di scrivere un post simile al tuo. Sì quel coraggio, quella forza e quell’amore che traspare dalle tue parole. Un’altra “carica” di pacche sulla tua spalla (qualcuno ha detto ahi?) e mi allontano…
    .:.

  2. roby corbetta

    16. Mar, 2010

    lontano o vicino che sia non lo dimenticherò mai!

  3. Rick

    16. Mar, 2010

    grazie ragazzi. Davvero.

  4. roby63

    16. Mar, 2010

    Mio padre è mancato presto, troppo presto anche per lasciare una sua immagine nella mia mente che non sia quella delle foto in bianco e nero o di un frammento di un minuto di un super 8 muto.
    Ed è per questo che provo sempre un briciolo di invidia per chi ha potuto (magari anche per poco), ascoltare, confrontarsi e perchè no, anche litigare con il proprio padre…
    Ci si può illudere che forse il proprio padre sia stato il più grande di tutti…. a me sarebbe bastato scoprire che era un uomo con tutti i suoi difetti.
    Mi manca il ricordo di una voce… che se ne è andata troppo presto in quel Febbraio ’65..
    Un’ abbraccio a Rick
    Roby

  5. Mrco Pesce

    16. Mar, 2010

    Nella finzione cinematografica come in quella teatrale, ci sono i prim’attori che tutti noi celebriamo ed ammiriamo per la loro bravura e presenza scenica.
    In natura c’è la luna che nelle notti c’incanta con la sua candida bellezza, ci sono i frutti sugli alberi e i fiori nei prati.
    Nelle guerre ci sono i condottieri e gli eroi da noi invidiati per il coraggio e l’audacia.
    Ma cosa sarebbe un attore senza le comparse? Un pazzo che urla, ride, parla, piange in mezzo ad un palco.
    E che triste sarebbe un cielo notturno illuminato solo dalla luna senza miriadi di stelle che le fanno da scenografia.
    E immaginate un prato composto solo da fiori, senza i fili d’erba, magnifico schermo dove poter proiettare la sinfonia di colori.
    Oppure un albero di ciliegie senza foglie, che tristezza trasmette un albero di cachi con i suoi rami scheletrici, quasi ci guasta il piacere dei suoi succulenti frutti.
    E i condottieri Cesare, Napoleone, Custer, Nelson, impavidi eroi di tragedie costate la vita di milioni di soldati.
    Ora vi domanderete cosa centra questo preambolo con mio Papà, centra perché mio Padre era una figura di secondo piano, umile, buona. Una di quelle persone senza le quali non esisterebbero i “grandi” come l’erba di un prato fiorito.
    Un uomo che amava stare un passo indietro, non per paura ma per rispetto.
    Cosi buono e mite che la gente pensava di poter calpestare ma con un cuore grande e spesso il suo consiglio era il più giusto e saggio.
    Grazie a mio Papà per quello che mi ha trasmesso: l’umiltà, la tolleranza, l’onesta.
    Non a caso ho usato il verbo “trasmesso”, perché mio Papà non insegnava, era.
    E spero di riuscire ad essere come lui.
    Ricordo ancora l’orgoglio nei suoi occhi quando finalmente dopo la gavetta lavoravo al suo fianco e la gioia che illuminava il suo sguardo quando passeggiava con Giulia, suo nipote.
    Questo discorso io l’ho dentro dai giorni che hanno separato la morte di Papà dal suo funerale.Un discorso provato molte volte nella mia mente ma che la certezza di non riuscire a pronunciare, vinto dalla commozione, durante il suo funerale mi provocava rimorso.
    Ora spero di essermi tolto questo macigno che mi gravava sul cuore.
    Allora, avrei voluto terminare il discorso chiedendo che gli venisse tributato un applauso e spero che mentalmente vogliate esaudirmi.
    Ciao Papà.

  6. gturs

    16. Mar, 2010

    Purtroppo per me vale questo:
    Le lacrime versate sono per le parole mai dette.
    Peccato, ora non mi resta che il ricordo delle cose belle…. con i rimorsi mi confronto giornalmente!

  7. Fabrizio

    16. Mar, 2010

    Ho letto ogni parola di questo tuo intervento con gli occhi di un padre che vede crescere i propri pargoletti e la mente di un figlio che ama il proprio padre… troppo spesso diamo troppe cose per scontato… grazie per avermelo ricordato Riccardo.

  8. daisy

    16. Mar, 2010

    Ti abbraccio fortissimo. Grazie. Mi hai fatto riflettere molto anche sul rapporto che ho io con mio padre. K

  9. skip

    16. Mar, 2010

    Nel rapporto padre – figlio giacciono i legami più sottili , esclusivi, profondi,indelebili. La forza dell’affetto e del ricordo non li spezza.
    Più volte ho scoperto di non essere mai abbastanza pronta all’ invisibile passaggio del testimone nella staffetta della vita. Ma questa è forse la vera “forza” dell’uomo, comune a tanti .

    Grazie per avere condiviso le tue riflessioni, Rick.
    Un abbraccio

  10. Mario

    16. Mar, 2010

    Oltre a questo ho letto tutto d’un fiato anche l’articolo in link…
    Mi hai colpito davvero tanto.

    Si sente molto la mano pesante con cui scrivi, e si sente molto che dentro di te ormai…c’è un vuoto incolmabile.

    Ho scoperto questo blog grazie al link sul profilo del mio collega Andrea Leti.

    Complimenti.

  11. Rick

    16. Mar, 2010

    grazie per le vostre splendide parole.

  12. mamma di Rick

    16. Mar, 2010

    28 Febbraio 2007 (la data che hai rimosso)

    E’ vero! E’ stato una grande esempio da non seguire, nelle sue stranezze, nel suo caratteraccio, nel suo piangersi addosso, nel non voler accettare la fine di un matrimonio e non muovere un muscolo per salvarlo, quando ancora si poteva.
    Tutto quello che non ha saputo insegnarti, inconsapevolmente, te lo ha dimostrato e sono certa che tu sei l’uomo che sei, che ha saputo prendere a schiaffi la vita, il padre meraviglioso che sei, proprio grazie alle tracce positive di cui parli. Ti abbraccio

  13. Pillow

    16. Mar, 2010

    Mi sono chiesta spesse volte se anche questo nostro ignorarci, di adesso e di anni, non si possa definire una forma di amore.

    La forma di un rispetto che dal vivo non riusciamo e non siamo mai riusciti a darci.

    L’ho immaginato un milione di volte stizzito a chiedersi cosa ha fatto di male per meritarsi una figlia come me, ed ho addirittura sentito la perfetta bugia che raccontava alla propria coscienza, nel rispondersi.

    Abilità, questa, che mi ha trasmesso alla perfezione, come il colore dell’iride.

    Ho immaginato millemila volte il giorno in cui tirerò su il telefono, e sarà “quella” telefonata, ed ho provato già millemila posizioni per non cadere quando rimpianti e rimorsi salteranno la cavallina davanti a me, come ragazzini al parco.

    Sicuramente poteva andare in altra maniera, e verrà il momento in cui saprò dare un nome alla mia vigliaccheria ed alla sua incapacità.

    Ma altrettanto sicuramente il suo abile ed amato non esserci ha contribuito al mio vigoroso e sorridente offrire il caffè alla sua assenza.
    A cui mi sono abituata.
    A cui, forse, voglio più bene di quanto sia giusto fare.
    A cui, e magari mi maledirò invano, non rinuncio.
    E a quanto pare nemmeno lui.

  14. searching

    17. Mar, 2010

    (… :* )

  15. searching

    17. Mar, 2010

    (oddio, ma il commento è di tua madre davvero? meraviglia.)

  16. Rick

    17. Mar, 2010

    yes ! è lei (quella santa donna)

  17. syster Lilla

    22. Mar, 2010

    Le date poco importano, i ricordi invece si…eccome.
    Padre strano il nostro vero Riccardo ? Un uomo che invece di gioire dei successi del figlio quasi se ne ingelosiva come a dire ” ma perchè io non ci sono riuscito ? ” Strano modo di amare il suo che fosse la moglie,la madre,un figlio o un amico lui non lo diceva mai e mai lo faceva capire.Solo i singhiozzi e le ultime lacrime di quando ormai non riusciva più a parlare mi hanno fatto comprendere tutto quello che non ci aveva mai detto. Vecchio testone lunatico,ci voleva tanto a dirlo prima ?!Mancavi quando c’eri e manchi di più ora che non ci sei. Annalisa

  18. [...] protagonisti e destinatari del sempiterno  scontro generazionale. Quante volte leggo commenti e articoli di figli e di genitori, in un ruolo ribaltato a distanza di anni, nei quali si alternano la stessa insofferenza, le stesse [...]

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