Caro Celentano, sono stanco dei santoni populisti

Posted on 15. Feb, 2012 by in Attualità, blogosfera, Facebook life, Fesserie, internet, Musica, Spettacolo, Televisione

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A metà del’intervento di Adriano Celentano al Festival di Sanremo ho pensato : “Con tutta l’acqua che sta bevendo, tra poco  interromperà il monologo per andare a pisciare”. Ma non l’ha fatto, e questo ha precluso ogni potenziale interesse nei confronti di un “ospite” strapagato, stra-annunciato, stra-adorato, ma soprattutto sopravalutato da almeno due decenni.

Celentano verserà il compenso di 250.000 Euro in beneficenza ? Ottimo, ma penso che la vera beneficenza l’abbia fatta la Rai scritturandolo e pagandolo con i soldi dei “teleutenti” che (in numero sempre più ridotto) versano il canone.

L’altrettanto sopravalutato “popolo di Twitter“, che ha per lo meno il pregio di non avere filtro, di avere una esigua audience, ma soprattutto di buttare lì frasi in forma assolutamente gratuita, ha stroncato in modo deciso la performance del molleggiato a suon di ironia più o meno tagliente e di sarcasmo da bar. Si tratta di una cartina di tornasole interessante soprattutto perché in gran parte proveniente da una schiera di giovanissimi che non hanno quella sorta di sudditanza psicologica nei confronti di un artista che per loro rappresenta poco o niente.

Il mondo Celentano é tutto racchiuso nell’intervento alla prima serata del Festival si Sanremo. Quello di Joan Lui, (film del molleggiato dell’1985 costato 20 miliardi che ne incassò 4,7 prima di essere anticipatamente ritirato dalle sale), un predicatore-salvatore-guru simil Cristo sceso in terra per donarci la verità e il Verbo. Trent’anni di pause, di smorfiette, di atteggiamenti da bonario bullo di periferia che possono, forse, incantare ancora i più nostalgici, ma che personalmente mi hanno stancato, pur concedendo tutto il beneficio del ricordo e della simpatia per un artista che ha in qualche modo segnato il nostro mondo artistico.

Un’ora abbondante di lentissimo sermone, innestato in una realtà che non ha più pause, non ha tempo di aspettare, in cui anche le interviste vengono montate tagliando le prese di fiato perchè il tempo è sempre poco e la comunicazione deve andare avanti veloce. In un contesto che ha un ritmo nuovo, una comunicazione nuova, vedere Celentano che sorseggia acqua e si prende tutto il tempo che vuole, in barba a una gara musicale, a degli artisti seri che aspettano di esibirsi, lo percepisco come estremamente arrogante e come una profonda ingiustizia nei confronti di chi si aspetta qualcosa di più da uno spettacolo in prima serata.

Sanremo gode di investimenti grandissimi, si avvale di professionisti di primissimo piano e con le medesime risorse potrebbe creare momenti da ricordare, da apprezzare, addirittura da amare, invece grazie anche a Celentano è semplicemente lo spettacolo parrocchiale più costoso della storia.

 

 

(photo credits: Sanremonews)

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4 Responses to “Caro Celentano, sono stanco dei santoni populisti”

  1. Massimo

    17. Feb, 2012

    Da Molleggiato ad Ammortizzatore

    Sono obbligato a commentare l’editoriale del mio caro amico Rick, che sarà ancora più mio amico proprio perché non sono d’accordo con le sue considerazioni sul tema. E ora cercherò di argomentarmi, essendo un grande ammiratore critico del Molleggiato.
    Il cantante in questione è “stra” da sempre, ed ormai lo resterà sino alla fine e mi auguro anche dopo. Lo è nel bene e nel male, seppur pare essere sempre più nel bene, considerato il costante successo che continua a riscuotere.
    I 350.000 € erano già stati destinati alla beneficenza, ben prima delle polemiche, e per lo più ufficialmente.
    Troppi?, forse sì (personalmente vale molto di più ma questo è soggettivo), ma condannerei il sistema, perché invece si condanna Celentano? Perché lui li prende facendo anche delle critiche, toccando dei nervi scoperti con la sua ignoranza, e scuotendo le nostre coscienze.
    Celentano pauseggia perché riesce a trasformare le sue debolezze in punti di forza: un’arte che appartiene ai più abili “volponi del palcoscenico”; fa le sue smorfie e le sue facce perché lì è Adriano che fa Celentano, ma dal vivo, per strada, fidatevi che non è così differente. Può non piacere ma lui è così. Si rende facilmente simpatico con quel sorriso spalancato verso l’interlocutore oppure antipatico con la medesima velocità, basta che faccia il sostenuto.
    Tutti ammettono che la sua inopinabile forza sta nel timbro vocale e nella capacità interpretativa che, nelle modeste capacità vocali, è riuscita a mantenere il consenso per più di 50 anni, non solo segnando il nostro mondo artistico ma conquistandosi la stima dei rivali e l’invidia dei “normali”. Se poi ha un carisma che lo ha reso attore, showman e predicatore sono solo dei “secondi lavori” sui quali lui ha marciato da sincero furbacchione quale è. Ha molte paranoie e convinzioni che divengono vere fissazioni di cui ci rende troppo partecipi quando sale sul palco, di cui è protagonista indiscusso.
    L’errore che la maggior parte delle persone commette è di prenderlo con serietà, come se a parlare fosse una voce autorevole: così si decreta non il suo successo, ma il suo trionfo. Ricordatelo questo perché molti si cascano da molti decenni. Io ne parlo, in quanto ammiratore, ma se qualcuno volesse annientarlo, parlandone lo continua a rafforzare, gli fornisce già il microfono per il prossimo show. Poi non lamentatevi.
    Intorno ai tempi dei suoi interventi, lui volutamente esalta la lentezza, per essere rock rispetto alla consuetudine. Quei tempi così incalzanti televisivamente lui non solo li ignora ma li combatte imponendosi di essere lentissimo, al fine di riportare alla riflessione che troppo frequentemente non ci viene più concessa. Non si allinea alle esigenze di mercato, forte di un successo che non hai inseguito in maniera estenuante; e ciò non va confuso con il desiderio di essere sempre il migliore quando agisce.
    Un animale da palco che ha fatto un po’ troppo l’animale, ma non considerate le prediche pastorali, prendetelo per quello che è e resterà sempre: una voce unica che avvolge, riscalda gli animi, conquista.

  2. Forum Acquario Dolce

    04. Mar, 2012

    Effettivamente ha fatto la figura di chi lancia il sasso e poi nasconde la mano. Almeno secondo me.

  3. Domenico

    25. Mar, 2012

    Beh sinceramente un gran bel cantante, ma quando scende in campo con i sermoni CHE PALLE!!!!

  4. Arianna Prenotazioni

    17. Apr, 2012

    Finchè ci sono record di ascolti, addirittura piu del calcio, ha ragione lui e chi lo ingaggia, c’è poco da girarci intorno. Il giorno in cui farà un flop non gli faranno manco finire la puntata.

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