Non conoscevo il blog CocaColla.it fino ad otto ore fa, ma diversi amici mi hanno messaggiato per segnalarmi il caso, e cioè :
MILANO - «Chiudete il sito e non registrate il marchio». A volte capita che il gigante decida di schiacciare il moscerino. E così la Coca Cola, colosso di Atlanta che produce una delle bevande più bevute al mondo, ha lanciato l’ultimatum. Destinatario del messaggio è CocaColla.it, blog italiano fondato da un gruppo di giovani che dal 2010 si occupa di arte, design, advertising, lifestyle e trend della rete. (via Corriere.it)
Questa è la motivazione fornita da Coca-Cola Company :
“.. la registrazione e l’utilizzo da parte sua del nome a dominio
www.cocacolla.it determina l’insorgere di un grave rischio di confusione per i consumatori che possono essere indotti a ritenere che il segno COCACOLLA ed il nome a dominio www.cocacolla.it
siano volti a contraddistinguere prodotti/servizi distribuiti, organizzati o sponsorizzati dalla nostra
cliente o che comunque l’uso del segno COCACOLLA da parte sua sia stato autorizzato dalla nostra
assistita in base ad accordi o altri legami contrattuali o societari, il che non corrisponde al vero. L’uso
del segno COCACOLLA e del nome a dominio www.cocacolla.it da parte sua costituisce inoltre
contraffazione dei celebri marchi costituiti dalla dicitura Coca-Cola della nostra assistita.”
In buona sostanza i ragazzi che gestiscono cocacolla.it sono costretti a chiudere (o cambiare dominio) perchè il gigante CocaCola ritiene che il loro indirizzo web sia fuorviante nei confronti degli utenti che cercano in rete la famosa bibita al caramello.
Per i meno pratici è necessario sottolineare che la registrazione di un dominio (www.esempio.com) è consentita a chiunque, previo pagamento di un costo di registrazione e successivo di mantenimento annuale. Non c’è, quindi, nulla di illegittimo nell’aver registrato un indirizzo web pur molto simile a quello della famosa bibita. Tuttavia, trattandosi di una multinazionale dal peso economico “siderale”, ai gestori di cocacolla è stato consigliato di non iniziare nemmeno una qualsiasi pratica legale per tutelarsi, per il semplice fatto che non sarebbe economicamente consigliabile, vista la disparità delle forze in campo.
La rete è sempre pronta a scagliarsi contro i “grandi grossi e ricchi, cattivi” in questi casi, e così in queste ore l’hashtag #supportcocacolla su Twitter ha scatenato commenti, e reazioni piuttosto decise in difesa del blog italiano. Nel momento in cui scrivo la vicenda è in piena fase di sviluppo, ma ho la sensazione che se ne parlerà parecchio nei giorni a venire.
Ed è qui che mi sento in qualche modo chiamato in causa.. Si, perchè il blog che state leggendo risponde al dominio Pocacola.com (registrato e mantenuto da, se ben ricordo, quasi otto anni), ed è lecito pensare che se i maghi del caramello hanno intimato la chiusura a loro, ci sono buone probabilità che salti loro in mente di estendere l’embargo anche al sottoscritto. Oltretutto nel mio caso si tratta della semplice sostituzione di una lettera (P, invece di C), mentre nell’altro caso si trattava dell’aggiunta di una i.
Non sono un legale e qualsiasi mia opinione in merito alla vicenda ha scarsissimo peso, mi scappa però di affermare che (cavilli legali ed interpretazioni ad arte della policy sui domini americani, a parte) se venisse dichiarata legittima la richiesta di CocaCola, si creerebbe un precedente illustre e piuttosto pericoloso per un numero enorme di siti più o meno noti già esistenti ed il pretesto per intentare cause legali facilmente vincenti, nei confronti di qualsiasi società con la voglia di arrogarsi un qualsiasi dominio assonante al proprio marchio registrato.
In linea teorica se mai dovesse presentarsi il Sig. CocaCola con una fornitura di bibitone e un cestino di omaggi alimentari, sarei più che disposto a ricevere una pacca sulla spalla e, con un sorriso, a concedere simpaticamente ciò che è già assolutamente mio da anni. Nella pratica però, se il tutto mi venisse imposto in modo così supponente ed autoritario, probabilmente avrei la netta percezione di subire una ingiustizia, ed anche piuttosto clamorosa.
E’ un po’ come se la Ford decidesse che il dominio Escortit.com (tutte le escort d’Italia) possa generare confusione nei compratori della Ford Escort, orientandoli invece che a comprarsi una macchina, a farsi una scopata a pagamento.
Si tratta di cose di poco conto, sia chiaro, un dominio nel caso di un blog ha più un valore simbolico ed affettivo che economico, ma a volte il modo con cui si fanno le cose è più importante del fine..
Totale solidarietà ai ragazzi di Cocacolla.it, quindi, invece ai signori della CocaCola mando i miei Distinti Saluti “con la faccia sotto i loro piedi ‘e si possono anche muovere’” insieme alle mie coordinate bancarie, nel caso decidessero di chiudere la bocca per sempre a codesto blog.
Colgo l’occasione per ricordare loro che con tutti gli havana e Coca-Cola che ho bevuto in vita mia avrei quasi il diritto di sedere nel consiglio d’amministrazione.
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Non appena appresa la notizia mi è venuto in mente il tuo blog. Spero nessuno ti venga a rompere le scatole altrimenti mi comprerò “porcacola”
Sinceramente trovo giusto difendere i marchi ma in questo caso che diamine sei la coca cola xD
Ragazzi basta andare anche nella sezione sulle dispute sui domini di register.it per vedere che effettivamente ci sono cause che uno non darebbe mai per vinte… invece è pieno di gente che, a mio modo di vedere, si appropria indebitamente e grazio al loro nome di siti web altrui..
Belllissimo articolo! Grazie tanto.
purtroppo sono cose che succedono sempre più spesso. anche io, nel mio piccolo, ho subìto un contatto minatorio da photografare in digitale (la rivista con il ph iniziale): secondo loro il mio dominio (http://www.fotografareindigitale.com) non va bene in quanto è troppo simile. vabbè ma non potevano pensarci prima a comprarselo? io manco la conoscevo quella rivista….
Questo è davvero un abuso di potere… credo che questa storia non finirà qui
esistono molti precedenti che hanno dato torto a simili pretese, intendo dire ovviamente quelle della Coca Cola.Ultima in ordine di tempo Moncler che era riuscita a far oscurare attraverso il Tribunale di Padova 493 siti che avevano nel nome a dominio la parola Moncler.A seguito del ricorso dei 20 provider , il Tribunale ha disposto la riattivazione di tutti i 493 siti , perchè il solo utilizzo della parola Moncler nel nome a dominio non poteva configurarne un illecito.Nel caso di CocaColla.it fra l’altro “l’insorgere di un grave rischio di confusione per i consumatori ” non esiste visto che il sito non parla ne di bevande gassate ne tanto meno di Coca Cola.Questi ci provano, e se trovano chi piega la testa bene altrimenti si azzittiscono.