
Quel lato di Liguria che va da Arma di Taggia a Ventimiglia, quel Ponente ricco di palme e di mare, che però non ha nulla del “posto di mare” é il posto in cui sei straniero anche se ci hai vissuto vent’anni della tua vita. Territorio affascinante ma aspro, nonostante il clima mite. Il ligure è geloso della propria terra, e forse fa bene, ma qui percepisci gli sguardi sospettosi di chi non vede in te un parente o un amico d’infanzia.
C’è un anziano tabaccaio ligure dal quale ho acquistato le sigarette quasi ogni giorno per anni. Egli mi ha visto capellone e scapestrato, rasato e compìto, in giacca e cravatta e in tuta. Da lui ho comprato i francobolli ed ho affrancato le mie partecipazioni di nozze in un lontano 93 ( 0 94, non ricordo più). Da milanese stratificato il mio approccio è sempre stato quello del sorriso, del “buongiorno” benevolo a voce alta, e del tentativo di comunicazione sia verbale che gestuale. Ok, da quella bocca non è mai uscito più di un mesto buongiorno a occhi bassi. Come se una parola in più fosse un mischiarsi troppo con questo “straniero” troppo sorridente.
Diffidenza e curiosità sono caratteristiche comuni delle genti di queste zone. Nessuno si mischia troppo e pochi ti salutano, però sanno esattamente chi sei, cosa fai, e potrebbero scrivere la tua biografia non autorizzata in qualsiasi momento. C’è chi spiega questo atteggiamento con motivazioni ambientali e geografiche. Le incursioni turche hanno sviluppato nel tempo l’abitudine ad avere la sicura montagna alle spalle mentre si resta a scrutare il mare lì davanti, studiando le mosse del turco di turno e tracciandone un profilo grossolano, sulla base delle precedenti invasioni.
Quel ponente ligure con un mare davanti così bello e grande che fa venir voglia di sorridere ai bambini, non fa lo stesso effetto a chi ci vive. Anzi, lo fa, ma il sorriso lo tengono dentro per paura che gli altri lo vedano e se lo rubino o li giudichino troppo sentimentali. Un estremo ponente che è un minestrone di regionalità assortite, di stranieri veri ed importati, dove si guarda al vicino francese come al cugino un po’ stronzo, ma buon cliente per il mercato del Venerdì a Ventimiglia, e a “I milanesi” e “I torinesi” come esseri spregevoli e rumorosi, buoni solo a portar traffico sull’Aurelia.
Questo lato di Liguria sta lentamente cambiando, in meglio. Faticosamente si è reso conto dei propri limiti, che sono prevalentemente di comunicazione, e si sta pure scrollando di dosso con grande sforzo quella spessa coltre fatta di chiusura e pregiudizio che ha paralizzato per anni servizi e turismo. Il merito è dei giovani, di quelli che hanno viaggiato, che hanno sperimentato, e poi sono tornati nella loro terra a mettere in pratica tutte quelle “differenze” imparate lontano dalla loro regione di nascita.
Quel lato di Liguria, dicevo, al quale suo malgrado mi sono affezionato in questi anni, è un po’ come l’amante che non hai mai avuto davvero e che non hai più cercato, che ti fa spuntare un sereno, consapevole, ironico sorriso ogni volta che la rivedi.
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