Più Pippa per tutti (Ravasio risponde a una lettrice)

 

R.B. Frustalupi

Cortese Prof. Ravasio Belinoni. Come milioni di persone ho seguito il matrimonio di William & Kate e come una grandissima fetta di loro, mio marito (presente insime a me davanti alla tv) non ha potuto fare a meno di apprezzare il culo di Pippa Middleton. Da quel giorno egli non fa altro che fare apprezzamenti e battutine sagaci, sottolineando ad ogni occasione che il mio sedere non è esattamente come quello della Pippa, e che gradirebbe davvero che mi mettessi un po’ a dieta o che per lo meno tentassi di definire il mio posteriore. Personalmente non la trovo così affascinante, ed il suo sedere mi pare più una prugna secca che un oggetto del desiderio.. Mi potrà Lei confortare, esimio Ravasio, e magari spiegarmi perchè il mio compagno si comporta così ?

Sua lettrice affezionata, Lucrezia Sconsolata

Pippa+Middleton+Tatler+300th+Anniversary+Party

Pippa Middleton

Studi effettuati presso la Fondazione hanno evidenziato che la simpatica Pippa Middleton (aka Filippa) rientra di diritto nella diffusa categoria delle “Wooden made pussy” (in Italia comunemente dette “fighedilegno”).

Sono certo che se suo marito incontrasse la Pippa nel quotidiano, probabilmente non la noterebbe nemmeno. Il clamore legato a codesta giovinetta è più che altro dovuto al fatto che è stata, nel giro di una settimana, “iconizzata” dai media.

Il processo di iconizzazione ha solitamente maggiore effetto sulla donna, ed è generalmente legato a personaggi pubblici che hanno il loro valore associato a positive caratteristiche globali più ampie. Un bell’attore, però anche bravo e piuttosto sympatico. Un calciatore figo, ma vincente e/o con un carattere bizzarro o scapestrato, etc..

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Pippa (per gli amici)

Il processo di “iconizzazione”, per quanto riguarda l’uomo, può invece avere effetto anche  in virtù di UNA sola caratteristica fisica. Un paio di tette, due gambe synuose o, come nel caso della Pippa in oggetto, di un bel culo. Nei tristi discorsi da bar il gentiluomo ha la tendenza ad assecondare e a conformarsi con gli apprezzamenti degli altri maschi (Alpha o Beta che siano), un po’ perché “fa gruppo”, un po’ perché trova discreto sollazzo nel palesare la propria “verace” virilità agli occhi degli amici.

 

Come ripetiamo da tempo: la mente maschile è estremamente semplice, e ben pochi dei pensieri che la agitano possono essere oscuri o inspiegabili. Non si curi dell’ironia di suo marito e, stia pure certa, nel giro di un mese se le parlerete di una certa “Pippa” gli verrà in mente ben altro che la graziosa giovinetta Londinese.

Evviva la Pippa ! Evviva la Fondazione !

in fede, Ravasio Belinoni Frustalupi

 

 

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FHM’s 100 Sexiest Women in the World 2011

Lui : il giornale FHM come ogni anno elegge le 100 donne più sexy al mondo.
Lei : E chissenefrega !
Lui : Ok, però una semplice parata di belle donne è sempre gradevole.
Lei : Lo è forse per voi maschi dal cervello corto e gli ormoni sempre a “zampogna”.
Lui : Mi stai dicendo che non dovrei guardare una galleria di immagini con Rosie Huntington-Whiteley, Katy Perry,  Rihanna,Megan Fox , Olivia Wilde , Brooklyn Decker, Marisa Miller, Kelly Brook, Nicole Scherzinger, Irina Shayk e altre novanta gnoccolone di quel calibro (esclusa Lady Gaga..) ?
Lei : Non solo te lo sto dicendo, ma se lo fai davanti a me ti stacco la spina al Mac !
Lui : Ma che c’è di male in una classifica democraticamente decisa dai lettori di un così prestigioso e patinato gyornale ammericano ?.
Lei : C’è di male che tutti voi uomini non appena vedete uno stacco di coscia o uno scorcio di tetta vi parte l’embolo, e non riuscite più ad essere obiettivi!. Vedete solo centimetri di pelle e culi, possibile che sia tutto lì ?.
Lui : No, ci mancherebbe ! L’impaginazione della gallery è davvero molto ben fatta, e poi l’integrazione di ogni foto con i social network è utilissima.
Lei : Scherza pure.. intanto si vede benissimo che stai sbavando davanti alla foto di Nicole Scherzinger.
Lui: uh, guarda cosa ho trovato tra le notizie di TMZ ! : “Robert Pattinson fotografato nudo in barca.”
Lei: Ma dove ? Figoooooo!!!!

 

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Ravasio risponde ai lettori : Fenomenologia della giovinetta in discoteca.

Ci scrive un cortese lettore della nostra rubrica :

Caro Ravasio Belinoni.

Quale meccanismo scatta nella mente femminile non appena la giovinetta si trova in una sala da ballo /discoteca/lounge bar/festa danzante ?  E’ possibile tracciare un profilo pisssicologgico – comportamentale della giovinetta alle prese con la DiscoDance ? Sono un entusiasta frequentatore di discoteche e ne trarrei grande giovamento, poichè in realtà i segnali che percepisco sono spesso fuorvianti e mi ritrovo spesso a tornare a casa mesto e solitario come un gatto randagio..

Grazie

Alsaziano Scomposto

Gentile Scomposto.

R.B. Frustalupi

Come forse sai, come assiduo lettore degli articoli della “Fondazione” (che ho il piacere di dirigere e che saluto), sono ben poche le tematiche legate alla sesciualità e alla coppia che presso la Fondazione non abbiamo ancora trattato. La tua missiva mi consente di pubblicare un approfondimento che risale al lontano 2000, ma che si rivela assolutamente attuale anche oggi.

Una breve premessa che avalla la nostra disquisizione è necessaria, e la facciamo citando fior di insegnanti di danza :

“Uno dei principali aspetti del Ballo consiste nello stare a tempo. Anche per chi pratica il Ballo solo a scopo ricreativo (Ballo popolare) il tempo e “stare a tempo” è l’elemento cardine della sua gestualità.”

Tuttavia le giovinette danzanti si dividono in due enormi macrocategorie :

1) Quelle che sentono il ritmo, e quindi danzano a tempo.

2) Quelle che NON sentono il ritmo, quindi potrebbero pure indossare le cuffie dell’ iPod ed ascoltare altra musica che il risultato finale sarebbe il medesimo.

Young Woman with Foot on Disco Ball

La categoria 1 è presto suddivisa in “professional” e “amateur”. Entrambe danzano con cognizione di causa e conoscono la differenza tra una Bachata e un brano del compianto Cerrone, pertanto saranno in grado di adattare le synuose movenze al mood musicale del momento, sempre muovendosi in 4/4 segnando con precisione le battute della ritmica ossessiva (tipica della musica di voi ggiovani).

La categoria 2 è quella che presenta le più variegate sfaccettature, pur mantenendo come punto comune la totale incapacità di muoversi a tempo, ecco che in questo caso il concetto stesso di danza viene trasfigurato, mediato, sublimato in qualcosa che potrebbe essere definito come : “effettuare movenze sechisy e provocanti mentre si ascolta della musica circondati da maschi adulti in età riproduttiva“. Se osserviamo la giovinetta danzante di categoria 2 secondo questa chiave di lettura, siamo anche in grado di apprezzarne le qualità di “diversamente ritmica” e (in parecchi casi) le sue potenzialità nell’ambito seciuale, ammiccatorio, ma nulla (beninteso) che abbia realmente a che vedere con il ballo.

La giovinetta “diversamente ritmica”, suole accompagnarsi con amiche con la stessa syndrome e con loro produrre siparietti sechisy piuttosto scabrosi e/o sconvenienti (ma che piacciono molto ai ggiovani), arrivando a strusciare i reciproci fondoschiena, simulare copule saffiche e non, fino ad arrivare, nei casi più pervicaci, allo sfioramento delle reciproche papille gustative (aka lingue).

Caratteristica comune a tutte le giovinette danzanti di questa categoria è quella di non capire una cippa di musica, ma tuttavia di simulare sfrenato entusiasmo per taluni brani musicali (o playlist del Diggèi). La frase ricorrente : “c’è una musica bellissima !!”, non sta a significare sincero apprezzamento per la playlist sulla quale ella sta danzando, bensì un oggettivo riscontro da parte della popolazione maschile adulta che la circonda, sdoganando tra l’altro un ulteriore accanimento nelle movenze sechisy che, da quel momento, diventeranno ancor più seduttive ed esplicite.

Dopo un paio d’ore di codesto spettacolino, non è raro che qualche maschio “Beta” si ritrovi ad essere ingrifato come un esemplare di Bonobo, e provi ad allungare un arto sulla fonte della sua eccitazione virile o a fare apprezzamenti di stampo seciuale alla giovinetta. In tal caso la risposta stizzita, generalmente è : “Guarda che non sono una mignotta !”.

 

Evvia il Bonobo ! Evviva La Fondazione

 

 

 

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Katy Perry : per la rubrica “gnocca e divulgazione”

DONALD FAGEN
THE NIGHTFLY WARNER BROS (1982)

Katy-Perry

Katy Perry

Ci sono dei dischi che nascono così, perfetti fin nei dettagli. Prendete questa copertina, semplicemente impeccabile nel ritrarre un accigliato dj in uno studio radiofonico d’antan a un’ora impossibile (le 4.10 a.m.). Prendete questo suono, levigato ed elaborato al limite della maniacalità. O questa incisione – la prima interamente in digitale per un album pop – talmente cristallina che sarà persino utilizzata per testare gli impianti hi-fi. O ancora, queste melodie, così “classiche” che potrebbero essere state composte indifferentemente in un altro evo o l’altroieri.

Normale, si dirà, quando c’è di mezzo Donald Jay Fagen, uno che del perfezionismo aveva già fatto una religione nei suoi dieci anni al fianco di Walter Becker nella gloriosa ditta Steely Dan. Uno abituato a setacciare i sessionmen solo nei quartieri alti, e che anche stavolta non si smentisce: Jeff Porcaro dei Toto alla batteria, Michael e Randy Brecker ai fiati, Marcus Miller al basso, Larry Carlton alla chitarra, Michael Omartian e Greg Philliganes alle tastiere, Valerie Simpson (Ashford & Simpson) ai cori. In più, la mano santa di Gary Katz, già in cabina di regia per tutti i dischi degli Steely Dan, a donare un respiro “cinematico” al tutto.

L’immagine della copertina esprime già tutto. Una radio (la WJAZ della title track), un DJ (Lester the Nightfly, praticamente Fagen); un disco (quello di Sonny Rollins, “The Contemporary Leaders”), il solito pacchetto di Chesterfields e poi la notte quella delle jazz conversations e delle telefonate di chi è più solo di se stesso e chiede l’impossibile. E la musica è luce nella notte. Gira in silenzio a riempire la desolazione notturna e l’immaginario che solo una radio può accendere. Si è On the Air perpetuamente. Un sax tenore, un’armonica, un organo e l’immaginazione sguizza come le macchine che sibilano sulle highway.

Katy-Perry

Katy Perry

Fagen scrive sull’album che le canzoni rappresentano certe fantasie che avrebbe potuto intrattenere un uomo del suo stesso portamento tra la fine degli anni ’50 e all’inizio dei ’60. E il disco risente di questa atmosfera nostalgica e biografica. Notturna e solare. C’è il respiro silenzioso dell’oscurità. Della sua cortina di mistero. Dei suoi drammi e del suo romanticismo. C’è soprattutto il tentativo (portato alle estreme conseguenze) di rendere la musica immaginazione compiuta. Di quella che si “tocca” con gli occhi. E solo un grande musicista poteva permetterselo.

Oggi questo disco suona più bello che mai. Il sound è “camaleontico”. Si è trasformato negli anni. Sfugge ad ogni catalogazione perché all’epoca della sua registrazione non incappò nelle trappole del suo presente (1982). Il musicista americano le eluse ideando un viaggio “Back To The Future” nel sentimento che portò a compimento undici anni dopo a bordo della macchina avveniristica di KAMAKIRIAD (1993). Evidentemente, Fagen ha il vizio di giocare con il tempo: negli anni settanta si divertì a confondere tutti con gli Steely Dan.

I.G.Y. (International Geophysical Year), New Frontiers, Walk Between Raindrops , The Nightfly, The Goodbye Look, Green Flowers Street, Ruby Baby (cover di un brano di Leiber/Stoller), Maxine, meritano di essere citate tutte e ricordate a memoria, così come si ricorderà la discografia dei Beatles, le nove sinfonie di Beethoven, e il nome Mozart.

I BRANI

  1. I.G.Y.
  2. GREEN FLOWER STREET
  3. RUBY BABY
  4. MAXINE
  5. NEW FRONTIERS
  6. THE NIGHTFLY
  7. THE GOODBYE LOOK
  8. WALK BETWEEN RAINDROPS

(source: www.music-on-tnt.com and Ondarock)

thanks to Katy Perry

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Catrinel Menghia, per la rubrica “Gnocca e divulgazione” (Befana version)

Catrinel Menghia

Catrinel Menghia

Secondo la tradizione italiana la Befana, raffigurata come una vecchia che vola su una scopa, fa visita ai bambini il 6 gennaio, durante la notte dell’epifania, per riempire le calze lasciate da essi appositamente appese sul camino o vicino a una finestra. In molte case per attirare benevolmente, la befana, è tradizione lasciare un piattino con qualcosa con cui possa ristorarsi: generalmente si tratta di un mandarino un’ acciuga, un pezzo di aringa affumicata o qualche cipollina sotto aceto e un bicchiere di vino rosso. Nel caso i bambini siano stati buoni, il contenuto delle calze sarà composto da caramelle e cioccolatini,mandarini, noci, frutta secca e piccoli regali, in caso contrario conterranno carbone, (in realtà attualmente un preparato in zucchero a forma di carbone molto duro da masticare e dipinto di nero). Spesso la befana viene descritta come una vecchia, che vola su una scopa. A differenza di una strega è spesso sorridente e ha una borsa o un sacco pieno di ogni squisitezza, regali per i bambini meritevoli, ma anche di carbone per i bambini che non sono stati buoni durante l’anno. La distribuzione di regali ai bambini a nome della Befana fu fortemente incoraggiata dal fascismo, nell’ambito dell’opera di “italianizzazione” della penisola.

Simbologia

Catrinel Menghia

Catrinel Menghia

L’origine di questa figura va probabilmente connessa a tradizioni agrarie pagane relative all’anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell’anno solare (solstizio invernale, Sol Invictus) e l’inizio dell’anno lunare.

Anticamente la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura.I Romani credevano che in queste dodici notti, figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. A guidarle secondo alcuni era Diana, dea lunare legata alla vegetazione, secondo altri una divinità minore chiamata Satia (=sazietà) o Abundia (= abbondanza). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni che sfociarono nel Medioevo nella nostra Befana, il cui aspetto, benchè benevolo, è chiaramente imparentato con la personificazione della strega.

L’aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell’anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all’inizio dell’anno (vedi ad esempio la Giubiana e ilPanevin o Pignarûl, Casera, Seima o Brusa la vecia, oppure il Falò del vecchione che si svolge a Bologna a capodanno). In molte parti d’Italia l’uso di bruciare un fantoccio a forma di vecchia o di segare un fantoccio a forma di vecchia (in questo caso pieno di dolciumi), rientra invece tra i riti di fine Quaresima, sempre con il significato di porre fine all’anno vecchio.

In quest’ottica l’uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l’anno nuovo.

fonte: Wikipedia

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