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Calendario Sexy Pari-Torretta 2005
October 7, 2004

Articolo scritto da Rick in : Generale trackback

..non è vero ma non mi stupirebbe.

Calendario Pari Torretta Le due Simone sono stipendiate 8.000 (ottomila) euro al mese per far le volontarie (mentre i nostri soldati percepiscono meno della metà).
Dal Corriere della Sera la loro giornata tipo prima di farsi rapire:
  • Simona Torretta studiava per un esame all’università,
  • la Pari insegnava la raccolta differenziata ai bambini iracheni (poteva farlo a Torre del Greco, Napoli, che di risolvere il problema della monnezza ne avevano più bisogno, mentre gli iracheni non hanno da mangiare);
  • Costo delle Simone al Governo Italiano: ottomila euro al mese di stipendio
  • Tornano indietro e ringraziano il governo? NO. ringraziano Scelli? No. Ringraziano la resistenza irachena…
  • Vogliono tornare in Iraq. (Tanto se si fanno rapire di nuovo paghiamo noi tutti)
  • Domanda di Cossiga: ma non è che si sono rapite da sole?
  • Domanda di altri: e non è che il milione di euro se lo sono intascate loro con qualche complice terrorista?
  • Carriera di una Simona: dipendente del Ministero della Difesa (ESERCITO) con d’Alema; pubblicista dell’Unità;
    ottomila euro al mese per fare la volontaria e la "resistente".
  • Un domani (già proposte ci sono state) deputata?

Con questa catena i chiediamo una colletta di 50 centesimi a testa da dare alla resistenza
irachena perchè si riprendano le due Simone, a patto che stavolta se le tengano anche.

Commenti»

1. Max - October 10, 2004

Mi sembra solo una strumentalizzazione calunniosa della loro vicenda. Solo perchè sono uscite dal clichè delle donne rapite, non sono svenute tra le braccia dei liberatori e non sono scoppiate in lacrime in pubblico, ecco che sono complici dei rapitori. Senza contare che invece di fare il gioco di una parte politica, hanno continuato a pensare con la loro testa e ad avere opinioni loro. Infine, sia il governo italiano che la croce rossa negano di aver pagato il famoso milione di euro, quindi di cosa stiamo parlando? Sembra quasi che a qualcuno dispiaccia che non siano morte, in modo da avere argomenti in più per sostenere la presenza militare in Iraq.

2. Riccardo - October 12, 2004

Mi fa piacere che l’argomento susciti interventi.
Se parliamo di clichè non possiamo non menzionare la “Sindrome di Stoccolma”, ma non scomodiamo la psicanalisi e gli strizzacervelli.
Però pensavano con la loro testa ed avevano opinioni loro anche le due povere Sabrina e Jessica che sono le prime ragazze italiane vittime del terrosismo, colpevoli solo di essere andate a fare una vacanza. Mi sembra però che l’attenzione dedicata a loro dai media sia stata solo una minima parte rispetto a quella del caso Pari-Torretta. E’ come se si parlasse di vittime di serie A o serie B. Non sostengo la guerra in Irak e sappiamo bene che le motivazioni di Bush per andarci erano pretestuose, ma abbiamo a che fare con una realtà terroristica che si è evoluta in negativo in maniera esponenziale. Se sei uno dei garantisti benpensanti che sostiene che i cattivi siamo noi Europei e gli Usa prova a fare un giro su http://www.ogrish.com e dai un’occhiata ai video integrali degli ostaggi e poi dimmi se si possono ancora chiamare uomini coloro che compiono atti simili.

3. Max - October 14, 2004

Altro che clichè, qui siamo sui luoghi comuni più banali. Garantista benpensante perchè penso che accusarle di avere inscenato il rapimento per intascare i soldi del riscatto sia una menzogna becera? Aiuta forse la lotta al terrorismo spalare merda su quelle due? Perchè si tratta solo di panzane, fai un giro su http://www.unponteper.it/liberatelapace/article.php?sid=1101.
Adesso non verrai a dirmi che è colpa delle due Simone se sono morte Sabrina e Jessica? Ovvio che le ultime due abbiano avuto meno attenzione dei media (buoni quelli), ma solo perchè, purtroppo, è una vicenda ormai conclusa, durata pochissimo e che non porterà a sviluppi particolari. Sai benissimo come funzionano i media, e sai anche chi, all’occorrenza, li controlla.
Discutere su guerra, terrorismo e Iraq va bene, non capisco però perchè sbattere in home page pure illazioni diffamatorie. Domani cosa avremo, Baldoni che gestiva un traffico di prostituzione minorile?

4. Riccardo - October 20, 2004

Sai bene che le panzane si possono, oltre che pensare, anche scrivere e pubblicare usando qualsaisi media, pertanto se sono panzane quelle del Corriere possono esserlo benissimo anche quelle del sito unponteper.it .

Sono certamente panzane quelle che pubblico su questo blog e, se hai letto la scitta al di sotto dell’header “Blog della Confraternita dei Buontemponi”, hai anche capito che si tratta di un piccolo spazio informale e ironico senza pretese.

Pero’, visto che non vorrei essere accusato di “controllare i media”, ho pubblicato il tuo intervento così come lo hai scritto, anche se una polemica è l’ultima cosa che mi interessa fare.

Se però vogliamo continuare a fare gli opinionisti e a prenderci sul serio, attendo i tuoi consigli illuminanti sulla gestione della crisi in Irak.

5. Rick - January 31, 2006

http://pinoscaccia.splinder.com/post/7010245

6. Rick - January 31, 2006

http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/esteri/iraq77/pagaros/pagaros.html
Un documento riservato documenta la partecipazione
del governo alle trattative: ‘Kabaissi coinvolto in tutti i sequestri’
Iraq, ecco il rapporto dei Ros
“L’Italia ha pagato per gli ostaggi”
di CARLO BONINI

ROMA - In Iraq, l’Italia ha pagato per la vita dei suoi ostaggi. E quando non lo ha fatto è perché non le è stato dato il tempo (Enzo Baldoni) o l’alleato americano è arrivato prima che si chiudesse sul prezzo (le body guard). Un rapporto del Ros dei carabinieri, trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma, documenta come, tra l’aprile del 2004 e il marzo del 2005, Palazzo Chigi, attraverso il Sismi e il commissario straordinario della Croce Rossa Maurizio Scelli, abbia accettato di partecipare al mercato degli ostaggi, rimanendo prigioniero di chi ha diretto l’industria dei sequestri e ne ha imposto le tariffe.

Il denaro è corso generoso per riportare a casa Simona Pari e Simona Torretta, come anche Giuliana Sgrena. Finendo sempre nelle tasche “sbagliate” (o forse “giuste”, dipende dai punti di vista), perché lo sceicco sunnita Abdel Salam Al Kubaissi, con cui il governo ha regolarmente negoziato la liberazione degli ostaggi, era lo stesso uomo che in quei sequestri ha avuto parte. Per usare le parole del rapporto del Ros, l’uomo “che ha avuto certamente un ruolo non secondario nel sequestro di Maurizio Agliana, Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Fabrizio Quattrocchi; nel sequestro di Simona Pari e Simona Torretta; nel sequestro e l’omicidio di Enzo Baldoni; nel sequestro di Giuliana Sgrena; nel sequestro della cittadina inglese Margaret Hassan”.

“Se vogliamo dirla in due parole - spiega un alto ufficiale del Ros - in Iraq è accaduto né più e né meno quanto accadeva in Calabria negli anni ‘80. Quando i capi-bastone della ‘ndrangheta trattavano le vite dei rapiti con lo Stato, certi che il prezzo, alla fine, sarebbe stato pagato. Neanche fosse una tassa dovuta. Quando ufficiali di polizia giudiziaria si ritrovarono a fare non le indagini per scoprire i responsabili dei sequestri, ma gli ufficiali pagatori di chi quei sequestri aveva organizzato, alimentando nelle cosche una convinzione di impunità”.

Nella catena di “evidenze” in grado di sostenere il sillogismo (l’Iraq come la Calabria, Al Kubaissi come un capo bastone della ‘ndrangheta), l’ultima delle circostanze acquisite dalla Procura di Roma e dal Ros è una nota della polizia irachena. Vi si legge della confessione, l’ennesima, di uno degli uomini arrestati a Bagdad con l’accusa di aver partecipato al sequestro di Giuliana Sgrena e la sintesi di ciò che avrebbe raccontato. Di “un riscatto pagato dagli italiani per la liberazione della giornalista”. Quanto, come e dove, la nota trasmessa a Roma non lo specifica (la Procura di Roma ha chiesto alle autorità irachene ulteriori dettagli). “Una somma ingente”, è il riferimento generico. “Verosimilmente - osserva una fonte investigativa - non meno di quanto costò la liberazione delle due Simone”. Il che significa, intorno ai cinque milioni di dollari.

Stando al rapporto del Ros, infatti, nel caso di Simona Pari e Simona Torretta, il dato investigativo sull’esistenza e l’entità del loro riscatto non è né empirico, né induttivo, perché a documentarlo è un’intercettazione telefonica dell’ottobre 2004. In quei giorni, di poco successivi alla liberazione delle due volontarie di “Un Ponte per”, Nazar Nawar Al Rawas, medico iracheno e stretto collaboratore di Maurizio Scelli, è in Italia. Parla al telefono con Al Kubaissi, convinto di continuare a godere della libertà di manovra e di parola che gli assicura il rapporto tra lo stesso Scelli e Palazzo Chigi. Non sa, né immagina che i suoi telefoni sono intercettati. Nazar ha un motivo per parlare con lo sceicco sunnita: il sequestro dell’operatrice umanitaria inglese Margaret Hassan. La donna è stata rapita a Bagdad il 19 ottobre e Nazar si informa sul prezzo fissato per il suo rilascio. Al Kubaissi chiede 10 milioni di dollari e il collaboratore di Scelli si dimostra scandalizzato. Intavola un abbozzo di trattativa e nel farlo usa come metro di valutazione la cifra pagata per Simona Torretta e Simona Pari. Dice: “Se per la libertà delle due ragazze sono stati pagati cinque milioni, come fate a chiederne dieci per una donna soltanto?”.

Nel suk dei sequestri, il prezzo di un ostaggio tira l’altro. E - come documentano le indagini del Ros - nell’ottobre 2004 è difficile immaginare che ci sia qualcuno, a Palazzo Chigi, come al Sismi, che ignori quanto sta accadendo. Al punto che della conversazione “rubata” tra Nazar e Al Kubaissi viene messa a parte la diplomazia inglese a Roma (Londra, come è noto, non intavolerà alcuna trattativa. La Hassan verrà uccisa e della sua morte verrà data notizia il 16 novembre dall’emittente televisiva araba Al Jazeera). Né si può dire che quanto accade nell’autunno 2004 sia per Palazzo Chigi e la nostra intelligence una scoperta. Nella ricostruzione che propone il rapporto del Ros, il ruolo di Al Kubaissi e del suo consiglio degli Ulema nella fiorente industria dei sequestri appare infatti centrale sin dall’aprile del 2004, quando in gioco sono le vite di Agliana, Cupertino e Stefio. E quando soltanto l’irrompere sulla scena degli americani scombina un canovaccio altrimenti già delineato e di cui lo sceicco tiene i fili.

Aprile 2004-marzo 2005. Sequestro delle body guard-sequestro Sgrena. A leggere il rapporto del Ros, dodici mesi, un secondo omicidio (Baldoni) dopo quello Quattrocchi e un secondo sequestro (le due Simone) non sembrano aver insegnato nulla. Perché quando si tratta di intavolare l’ennesima trattativa per riportare a casa la giornalista italiana a distribuire le carte è ancora una volta Al Kubaissi. I carabinieri sono oggi convinti che sia infatti lui a muovere lo sceicco Hussein della moschea sunnita “Al Kastal” a Bagdad per tirare “in una stessa trappola” e “con identiche modalità” Giuliana Sgrena e la giornalista francese Florence Aubenas, salvo poi proporsi, come sempre, nel ruolo di intermediario di Sismi e Croce Rossa.

Fin qui il lavoro del Ros. Che illumina qualche fatto e propone una domanda che, a questo punto, interpella le decisioni della Procura di Roma. Qualcuno vorrà davvero presentare il conto allo sceicco sunnita Abdel Salam Al Kubaissi? L’uomo alla cui porta, per un anno, hanno bussato a denari gli uomini del Sismi e Maurizio Scelli?

(30 gennaio 2006)

7. Calendari - October 28, 2007

il più bello rimane comunque quello di Joanna Krupa 2008.