Impennate e ginocchia sbucciate
Dalla finestra di camera mia si vedeva una piccola bottega. Nella Milano di fine anni settanta quella minuscola attività artigiana era già anacronistica, piccolissima e un pò magica.
Al suo interno un anziano signore riparava le biciclette. Riparava con il mastice le camere d’aria, sostituiva le catene, registrava i freni, ingrassava lo sterzo..Tutti noi ragazzini del quartiere eravamo suoi clienti. Nella sua bottega ci si trovavano le “Graziella” le “Roma sport” e alcuni modelli, per così dire, “misti”abbandonati là da chissà quanto tempo. Parlava poco ed era veloce, quando ci consegnava la bicicletta riparata ci faceva un buffetto e si accendeva una “Nazionale”.
Entrare nella piccolissima officina era per me un momento affascinante.. Tutti i suoi attrezzi, sporchissimi di grasso e consumati dall’uso esercitavano su di me un’attrazione enorme. E il vecchio artigiano era per me un eroe fantastico in grado di rimettere in funzione la mia cavalcatura in pochi minuti. La bicicletta mi regalava il gusto della mobilità indipendente, grazie a lei mi potevo spostare da un cortile all’altro per vedere gli amici, compiendo spostamenti che allora mi sembravano dei viaggi interminabili ma che in realtà erano di uno o due isolati. La bici era una compagna fondamentale in quegli anni e il cielo sa quanto tempo ci ho passato sopra, a fare gare con gli amici, a impennare, a infilarmi in qualche pozzanghera..
Noi ragazzini sciamavamo in piccoli gruppi in sella a queste ferraglie con le ruote, attraversando strade, binari del tram, semafori.. non c’erano caschi, non si sapeva nulla di precedenze del pericolo.. semplicemente andavamo ed arrivavamo. Se vedessi fare la stessa cosa a mio figlio oggi mi verrebbe un colpo ! Le ruote a volte si staccavano durante le impennate e gli atterraggi sulle forcelle erano durissmi, ginocchiate, strisciate sull’asfalto, e sangue hanno colorito la mia infanzia ciclistica. E le ricordo tutte con dolcezza.
Ieri sono passato a piedi nella via dove una volta c’era il “signore che riparava le bici”. Al suo posto c’è un piccolo centro estetico che mette le unghie finte ma, nonostante il cambiamento, arrivare lì davanti dopo più di trent’anni mi ha regalato un flashback fortissimo e, per un attimo, mi è sembrato di scorgere “l’omino delle bici” in piedi sulla porta a guardare la piccola porzione di mondo che si vede da lì mentre si accendeva una nazionale.












4 commenti a questo post
Io avevo una razzo quelle bici da cross con le marce..
Io una Saltafoss modello ginocchia sbucciate.By
E’ vero ! La Saltafoss era lo stato dell’arte per quel priodo !
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