Temi scottanti
September 7, 2007
Articolo scritto da Rick in : Attualità, Cronaca, Generale, Spettacolo, Televisione trackback

La morte di Gigi Sabani è arrivata senza grandi preavvisi. Un infarto.
La stessa legge dura e ironica dello spettacolo che ha fatto si che l’incolpevole imitatore venisse allontanato dalle scene a causa di un errore giudiziario, si è accanita con lui anche nel momento dell’addio.. Si perchè ha oscurato la sua dipartita chiamando a se un titano dello spettacolo internazionale : Big Luciano. L’addio al buon Gigi Sabani è passato così quasi in secondo piano, è stato trattato dai media in modo più spiccio di come avrebbero fatto se il grande tenore fosse ancora tra noi..
Ironia che si aggiunge alla malasorte nel momento finale di una vita.. Ma Sabani che era uomo di spettacolo queste leggi le conosceva bene e probabilmente sarebbe il primo a scherzarci su. Sulla scia di questo triste post segnalo alcune indicazioni che magari lette così su un blog hanno la tendenza a scivolare via.. Ma che possono diventare di importanza fondamentale in un momento difficile..
Come riconoscere un attacco cardiaco. Durante una grigliata Federica cade.Qualcuno vuole chiamare l’ambulanza ma Federica rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove. Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi. Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria. Il marito di Federica mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva sua moglie in ospedale. Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta. Federica ha avuto un attacco cardiaco durante la grigliata.Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un attacco cardiaco, Federica sarebbe ancora viva. La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente. Basta 1 minuto per leggere il seguito: Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall’attacco si può facilmente porvi rimedio. Il trucco è riconoscere per tempo l’attacco cardiaco!!! Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in terapia. Cosa che non è facile. Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto un attacco di cuore:
- Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà)
- Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio: oggi è una bella giornata) e non ce la farà;
- Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci riuscirà solo parzialmente)
- Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).
Nel caso si verifichino uno o più dei sopra citati punti chiamate immediatamente il pronto soccorso. Descrivete i sintomi della persona per telefono. Quotidianamente mandiamo tanta spazzatura per il Globo, usiamo i collegamenti per essere d’aiuto a noi ed agli altri.
thanks to Enrico




Commenti»
Grazie Rick non ero a conoscenza del primo e secondo punto.
“Come riconoscere un attacco cardiaco…”
Mai letta una serie di bestialità del genere! Non serve una laurea per capire che quelli non sono i segni di un infarto! meno disinformazione e meno spazio alle catene di S. Antonio, please.
@Gio: Illuminaci allora.. qui siamo gente di campagna !. Non sono i segni di un infarto ? Non ci tenere sulle spine.. svelaci a quali sintomi corrispondono.. Emorroidi ?
Gio ti prego non ci tenere sulle spine!!!!!!!!!
Ciao Gigi, amico mio
di Antonello De Pierro
La notizia mi è piovuta addosso improvvisa, gelida, sferzante, sconvolgente, mentre canonicamente mi accingevo ad infilarmi nella consuetudine quotidiana. Gigi Sabani, uno dei miei migliori amici nell’ambiente dello spettacolo, una delle persone che consideravo a me più care e più degne di stima, non c’era più. Un infarto aveva stroncato inesorabilmente la sua esistenza. Da quel momento un dolore immenso, intensamente soffocante, mi attanaglia, pervade ogni angolo di me. Il mio pensiero vola sui viali della memoria e si aggrappa ai tanti ricordi che scorrono veloci, fotogrammi un po’ sbiaditi, ma pregni di sensazioni, di emozioni, che emergono ad uno ad uno dallo scrigno del passato, mentre qualche lacrima sfugge ribelle al controllo delle palpebre e scivola via lungo le gote, e insieme tra le labbra si accende un piccolo sorriso che si spegne subito agli angoli della bocca. Infatti non si può ricordare Gigi senza sorridere, senza essere orgogliosi di aver avuto il privilegio della sua straordinaria amicizia. E proprio nel valore dell’amicizia egli credeva ciecamente, ed è proprio su questo terreno che si è consumata la parte più triste della sua esistenza, tradito da quanti considerava sacralmente vicini, e che non hanno esitato a voltargli le spalle, a relegarlo ai margini dei loro affetti, nel suo momento più arduo. Era all’apice del suo successo, edificato su una solida piattaforma di talento artistico e nutrito al banco di una correttezza professionale senza eguali, quando precipitò improvvisamente nelle grinfie della malagiustizia, con un copione che nell’italico sistema giudiziario, e non solo, si era visto già tante volte, con una esorbitante e cinica campagna mediatica atta a demolire spietatamente la sua immagine pubblica, tranne poi relegarlo nella marginalità di qualche sperduto trafiletto a caratteri invisibili, una volta penalmente ritenuto estraneo ai fatti e pienamente riabilitato. C’è chi negli ultimi tempi ha generato vergognosamente un business da una disavventura giudiziaria, tra l’altro con contorni non ancora definiti. Ma Gigi no. Si chiuse nel suo silenzio garbato, senza esternare mai pubblicamente il suo stato d’animo, senza mai rilasciare dichiarazioni pubbliche di protesta. Ha subito con compostezza il montare delle accuse infamanti, incredulo e deluso dalla macchina della giustizia che avanzava incessante, marciando con i cingoli sulla sua dignità, sul suo animo sensibile, riducendoli a puro sussurro. Interiormente la delusione iniziava la sua opera demolitrice, scavava e distruggeva le sue certezze, infieriva e lacerava il tessuto della sua essenza, affilando paradossalmente le lame ai suoi valori granitici, lasciando ferite che non si sono più cicatrizzate. Ma la cosa che più l’aveva annientato era stato il tradimento di alcuni suoi “amici”, che improvvisamente gli avevano girato le spalle, l’avevano messo da parte, e il suo percorso professionale, fluido e scorrevole fino a quel momento, si era incagliato repentinamente sugli scogli della doppiezza e del voltafaccia. Gigi ha continuato a sorridere a tutti, con quella cordialità e gentilezza ben radicate nel suo patrimonio genetico, ma dentro purtroppo era molto provato, la sua sofferenza era immane, troppo sensibile per sopportare un così duro colpo alle sue corde emozionali. Qualcuno aveva cercato di recuperare terreno sulla diffidenza mostrata, tendendogli la mano in ritardo per lavarsi la coscienza, altri invece hanno approfittato dell’occasione per eliminare un valido concorrente, per sé o per i loro protetti, continuando ad ignorarlo e a boicottarlo. Perché Gigi era bravo e professionale nel suo lavoro, un’artista di altri tempi, appartenente ad una generazione i cui fondamenti sono una perla rara nelle nuove leve incalzanti, nell’era del “Grande Fratello” e della tv trash, ed in effetti faceva paura, molto più comodo tenerlo in un angolo, e gettare sul tavolo delle proposte carte scadenti, ma ben nutrite e sospinte da ventate clientelari e solide entrature nei palazzi del potere. Ed egli era troppo orgoglioso e troppo corretto per gareggiare sulla pista dei compromessi, non aveva mai sgomitato o pestato i piedi ad alcuno. Spesso mi ripeteva (ora si può affermare senza nuocergli) con fierezza, ma palesemente provato: ”Non vado a cercarmi il lavoro, se nel palazzo mi vogliono sanno dove trovarmi”. Ma erano pochi quelli che nel palazzo, anzi nei palazzi, facevano il tifo per lui, i facili costumi avevano preso il sopravvento, il talento non serviva più, era l’era di “vallettopoli” o meglio di “marchettopoli”. Forse da un lato è stato meglio così, il suo nome limpido e cristallino, non poteva sporcarsi nel trionfo immorale degli ultimi sistemi di reclutamento, questa televisione non gli apparteneva più. Sulla sua morte, ne sono certo, tutte queste vicende hanno influito non poco, ma dissentendo da chi ha affermato che il tutto porta una sola firma, è con tristezza e rabbia che devo affermare che le firme invece sono state tante, soprattutto quelle di chi non gli ha dato fiducia nei momenti più tragici, di chi lo ha emarginato, e in particolar modo di chi ha messo in atto uno spudorato sciacallaggio mediatico nei suoi confronti, di quei colleghi che spesso e volentieri antepongono ai valori e al rispetto la sensazionalità della notizia, consumando un cinico sacrificio sull’altare degli interessi. E’ con orgoglio e commozione che posso oggi affermare di avergli teso sempre la mano, soprattutto nel frangente più doloroso, anche se all’epoca la mia voce mediatica era molto flebile. Ciò nonostante sentivo da parte sua un atteggiamento affettuoso, coltivato nel fertile giardino della riconoscenza, altro sacro valore inossidabile che Gigi affiancava e custodiva geloso al fianco di quello dell’amicizia. La sua riconoscenza l’ho sentita tutta nel nostro ultimo incontro, a Roma nei pressi di viale Mazzini poco più di un mese fa, quando salutandomi mi disse: “Ti voglio bene!”, le sue ultime parole che conserverò geloso nel mio archivio mnemonico. Ora è difficile fare i conti con la dura realtà che ci ha resi orfani della sua presenza, non è facile credere alla veridicità del tragico e prematuro evento che l’ha sottratto al presente e ci fa sentire senz’altro più soli, ma tutti gli attestati di affetto esplosi dopo la sua morte ci martellano la consapevolezza che il pubblico non l’aveva mai abbandonato, e Gigi ne sarebbe felice, perché aldilà di ogni gioco di potere, un artista finisce quando non piace più agli spettatori, e da questo punto di vista egli era ed è più vivo che mai, e resterà immortale nelle immagini che nella sua gloriosa carriera ha regalato alla storia televisiva italiana, scrivendone le pagine più belle. Ciao Gigi.
Editoriale tratto da Italymedia.it