Jeep Safari a Punta Cana
January 29, 2008
Articolo scritto da Rick in : 4x4, Attualità , Generale, Rick's World, Spettacolo trackback

Due colonne formate da una trentina di Jeep (mod. Tj) capitanate e guidate da Raimondo, un enorme dominicano a metà tra un rapper newyorkese, un esperto di marketing e un santone, ma con un revolver infilato nei Jeans.. tanto per far capire che da quelle parti è lui il capo. Raimondo parla un italiano perfetto e conosce piuttosto bene il nostro paese e gli italiani, infatti tratta noi “culi bianchi” in modo amichevole ma inflessibile, riuscendo a mettere in riga anche i più facinorosi del gruppo che deve guidare nel Jeep safari che la sua società organizza dalle parti di Punta Cana a Santo Domingo.
Ci muoviamo di buon ora ed attraversiamo la cittadina di Higuey lentamente, osservando incuriositi le macellerie che propongono la propria carne appesa su di un filo di ferro sul marciapiede di fronte alla baracca che funge da negozio. Sotto il sole, con le mosche che la assaggiano e la polvere delle auto che la ricopre, se un europeo la assaggiasse probabilmente andrebbe al pronto soccorso. Stesso discorso per i venditori di pollame che ai semafori cercano di vendere animali morti da un bel po’ di tempo. tutto questo alla faccia dei Nas e delle norme igieniche più elementari.
Raggiungiamo le sterminate piantagioni di canna da zucchero dove si intravedono già uomini e ragazzini al lavoro con il machete per tagliare i fusti che andranno caricati sui vagoni. Dal 2004 quando è iniziata la rivolta popolare nella vicina Haiti molti haitiani preferiscono passare il confine per lavorare in queste piantagioni piuttosto che restare nel loro paese. Moltissimi di loro sono ragazzini con un’età compresa tra i 5 e i 15 anni. Ognuno di loro riesce in una giornata di lavoro a tagliare e preparare 4/5 quintali di canna da zucchero in media e per questo lavoro gli viene corrisposto un salario di circa 3/4 dollari al giorno.
Appena vedono avvicinarsi la colonna con le Jeep i più piccoli iniziano a rincorrerci per chiedere dollari o alimentari, tutto questo correndo a piedi nudi nel fango. Naturalmente eravamo organizzati con sacchetti di provviste e caramelle che sono finite troppo presto rispetto alle richieste. Lo scenario è piuttosto mortificante ed il timore di investire uno dei ragazzini mi fa sudare freddo. Alcuni di loro in realtà se ne infischiano delle caramelle e delle marmellate perchè le gettano a terra appena gli vengono regalate, sono più interessati ai dollari che però Raimondo ci ha proibito di dare loro (e se me lo dice uno con una Smith & Wesson nei pantaloni non faccio molte domande).
Usciti dalle piantagioni di canna raggiungiamo quelle di cacao, attraversando paesini agricoli sempre più piccoli e popolati da decine di bambini anche loro in cerca di un regalo. E’ una realtà a noi lontana, un mondo parallelo inesplorato per noi “culi bianchi” che per questo tour abbiamo speso il corrispondente di un mese di lavoro di un tagliatore di canna.
Raggiungiamo la fazenda di “Chapi” che con la famiglia manda avanti la propria attività legata alla raccolta di cacao e caffè e ci fa assaggiare una cioccolata calda deliziosa e un caffè dal sapore intenso e squisito. Naturalmente acquistiamo i suoi prodotti, cacao, olio di cocco, caffè e vaniglia e li paghiamo a peso d’oro.. Ma insomma un ricordo lo dovremo pure portare a casa.
Poco lontano si trova una piccola produzione artigianale di sigari dove una ragazza ci mostra il processo di realizzazione manuale di un sigaro, così ne confeziona uno e me lo regala. Non sono un fumatore di sigaro ma effettivamente l’idea del prodotto artigianale realizzato lì per lì mi solletica, così me lo accendo appena fuori dalla baracca. Non prima di farmi fregare acquistando due scatole di Cohiba “sola”, cioè preparati nella baracca stessa e non certo a Cuba. Vabbè dai: leggerezze del turista inesperto.
Pranzo a base di carne e frutta locale, breve giro a cavallo per poi spostarsi sulla bianca spiaggia vicino a Punta Cana e, parcheggiati i fuoristrada, prendere un po’ di sole e fare un bagno. Mentre rientriamo Raimondo racconta aspetti storici e culturali del popolo che abbiamo appena sfiorato, attraversando velocemente la loro giornata, utilizzando aggeggi fracassoni ed inquinanti, in pieno stile europeo.. ma senza immergerci realmente in una realtà che a molti di noi, me compreso, sembra ancora adesso di avere visto sul canale National Geographic Hd.
















Commenti»
[...] con una realtà della zona che normalmente non è mostrata al turista, ma di questo ne parlerò più diffusamente in un post a parte perchè la giornata è stata ricca e articolata. Inutile dire che anche sulla Jeep (un Tj [...]
paesaggio paradisiaco in contrasto con la realtà sociale…
Ho fatto anch’io quell’escursione ed è ancora stamapata nei miei ricordi. Ritengo sia la parte più emozionante di un viaggio in una sorta di finto paradiso terrestre.
Escursione bellissima che ci ha dato la possibilità di conoscere, in parte, una realtà per noi incredibile.
Gli occhi di quei bimbi, le loro espressioni e i loro sorrisi sono impressi nella mia memoria e quando ripenso a quei piccoli indifesi che, ogni giorno sperano nel passaggio di qualche turista per poter raccimolare qualcosa, ancora mi si stringe il cuore..