Lo so, e me ne vergogno
May 12, 2008
Articolo scritto da Rick in : Cazzeggi, Generale, Musica, Rick's World, Spettacolo trackback
Mi sento un po’ una merda.
Sono riuscito a “cannare” i due eventi più importanto della settimana. A cominciare da Al Gore, per continuare con il Word Camp di Milano, e pensare che nel secondo caso ero di stanza a un kilometro scarso dal luogo dell’evento..
Del resto quando la famiglia chiama bisogna rispondere compatti e il matrimonio di una cugina è da considerarsi evento al quale non si può mancare. Io che speravo di presentarmi al Bar Bianco nel tardo pomeriggio sono stato buggerato su tutta la linea, invischiato in un “filetto in crosta” di troppo e attardato da un’organizzazione che nulla aveva di umano.
Va detto però che si è trattato di un matriminio particolare perchè fondeva la migliore tradizione meneghina con la migliore tradizione partenopea.. Il risultato ? : devastante.
Alcune incomprensioni di carattere meramente linguistico obbligavano mia zia a richiedere di sottotitolare la consuocera anche per i più semplici convenevoli che l’occasione imponeva, ma devo per dover di cronaca sottolineare l’impegno del musico (milanese) che intratteneva i commensali. Ha fatto quello che era nelle sue possibilità per cercare di avere ragione del folto gruppo di parenti dello sposo, arrivati per l’occasione direttamente da Fuorigrotta, intonando le tipiche canzoni del repertorio milanese.
Partito da “Oh mia bela madunina”, passato per Nanni Svampa, con incursioni nel repertorio di Walter Waldi con il sempreverde brano dal titolo : “Vacaputanga” del quale riporto uno stralcio delle illuminate liriche:
In d’ona foresta del Centro Katanga
gh’era la tribù dei Vaccaputtanga.
L’era ona tribù de negher del menga,
grand e ciula e ballabiott.“O Vaccaputtanga! O Vaccaputtanga!
Ma guarda che razza de negher del menga!”
El gran capo Bantù Ballalonga
el vosava semper inscì.
…Si è trovato costretto suo malgrado ad interpretare i grandi classici napoletani come Malafemmena, Anema e Core e Core ‘ngrato, seguito con entusiasmo dai parenti dello sposo con accendini in mano e lacrime agli occhi. Insomma: sembrava di stare a un concerto di Gigi Dalessio e probabilmente se in quel momento fosse entrato nel ristorante Calderoli, avrebbe chiamato all’istante le guardie padane.
Abbiamo schiodato le chiappe dalle sedie alle 18,30 ! Un po’ provati forse, ma con la certezza di avere arricchito il nosto vocabolario con nuove parole del colorito vernacolo napoletano.
















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