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Il caldo e la “Matura”
June 30, 2008

Articolo scritto da Rick in : Cazzeggi, Generale, Rick's World trackback

Il caldo, quello vero vissuto in città, evoca nella mia mente i giorni del mio esame di maturità, in una Milano con ancora ben pochi condizionatori, con l’asfalto dei marciapiedi che si schiacciava sotto il peso dei miei passi.

E’ stato molte lune fa, ma il ricordo di quei formidabili giorni e dell’estate che è seguita, mi emoziona ancora parecchio. E non parlo dell’esame di maturità in sè ma del clima di torrido entusiasmo che i miei amici di allora ed io vivevamo all’unisono.

Erano i tempi in cui si faceva commercio di focaccine e pizzette nei minuti di “intervallo” a volte maltrattando un po’ i “primini” che timidi e fin troppo rispettosi venivano quasi obbligati ad acquistare le nostre prelibatezze portate a scuola di nascosto da tutti in un sacchetto di plastica. Erano i tempi della “compagnia” di Piazza Giulio Cesare ed era ormai anche tempo di diventare grandi.

Il caldo di Milano su tutto, spettatore crudele delle nostre ansie di giovanotti e di maturandi, ci dava un motivo in più per soffrire e un motivo in più per unirci. Una settimana di preparazione alla “matura” nella casa di campagna insieme ad alcuni compagni e compagne di classe fu il pretesto per passare giornate goliardiche ma decisamente meno proficue di quanto i miei genitori sperassero. Ricordo di quei giorni in campagna una tresca inaspettata con una mia compagna di studi e la conseguente tensione legata al fatto che la mia fidanzata “vera” (la dolce Valerie, parigina spesso a Milano per studio) sarebbe stata presente agli orali e probabilmente avrebbe conosciuto e interagito con la suddetta compagna di studi.

Inaspettatamente il dover gestire questa problematica “sentimental studentesca” ebbe come effetto sulla mia mente bacata di alleviare incredibilmente la tensione per l’esame di maturità che mi stava aspettando e di far riaffiorare nozioni e intere “zone” del programma di studio che credevo perse per sempre..

Una strana sicurezza mi colse durante l’orale di Italiano e nella mia mente il ricordo della mia prova ha risvolti epici che il mio cervello continua di volta in volta a rielaborare e ad arricchire di aspetti eclatanti. Sono quasi sicuro di essermi messo in piedi su di una cattedra a declamare il monologo di Antonio dal Giulio Cesare di Shakespeare «Io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo».

Con la “matura” ormai in tasca scappavamo fuori dall’istituto sudati e malconci, felici di poterci ridere sopra e fare gli sbruffoni, come fa chi se l’è vista brutta, scherzando e prendendo per i fondelli professori e secchioni. La mia bellissima 128 era là ad aspettarmi : mi avrebbe portato verso la meritata vacanza e lidi più gradevoli, lontani dalla feroce afa milanese .

Non ricordo come finì con la mia fidanzata francese e con la compagna di classe ma sicuramente nessun incidente diplomatico si verificò in quei giorni. Se per caso dovesse mai leggere questo post la prego di perdonarmi , a distanza di tutti questi anni, per la mia giovanile, ormonale infingardaggine che era molto probabilmente dovuta.. al gran caldo.

photo courtesy: Lull & Rogilde

Commenti»

1. Stanton - July 1, 2008

Come ben sai sono milanese d’adozione…e Piazza Giulio Cesare è uno dei miei angoli preferiti della città….temo per le future trasformazioni!

2. Rick - July 1, 2008

@Stanton : pensa che nelle notti d’estate con gli amici nella fontana di quella piazza ci si faceva il bagno..

3. roberto - July 1, 2008

@rick: che nostalgia, il tuo post mi ha riacceso frammenti di vita, passata con la leggerezza di quegli anni.







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