Commentare i personaggi pubblici è sport diffuso, ma raramente fatto con sympatica ironia e senza uso di volgarità.
Un plauso a @Chiara Carse
Thanks to Darwinite blog
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Commentare i personaggi pubblici è sport diffuso, ma raramente fatto con sympatica ironia e senza uso di volgarità.
Un plauso a @Chiara Carse
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La figura del comandante di una nave nel nostro immaginario è molto diversa da quella che ci rimanda Francesco Schettino. Anni di Love Boat, di Titanic e di letteratura gloriosa marinaresca hanno comunicato che abnegazione, valore, coraggio e professionalità sono caratteristiche fondamentali e necessarie per ricoprire un ruolo di così grande responsabilità.
Invece ci ritroviamo a fare i conti con un uomo che in seguito ai propri errori non ha avuto nemmeno la faccia di accettare le proprie responsabilità e che, come un bambino che l’ha fatta grossa, nega l’evidenza più mastodontica e palese aumentando esponenzialmente il numero di vittime innocenti, fuggendo poi dalla propria nave e mettendosi al sicuro, mentre a bordo incolpevoli civili pagavano con la vita la sua bravata.
Il gioco emotivo del bene e del male (De Falco / Schettino) è già stato messo in atto da giornali e comunicazione web, ma in questa storia ci sono pochi eroi e troppi vigliacchi.
Schettino rappresenta perfettamente un bersaglio da crocifiggere, ma è esattamente così che funziona, ed è esattamente così che poteva andare. Siamo di fronte all’ennesimo uomo che ricopre una carica superiore alle sue reali capacità, e all’ennesima casta che può impunemente infrangere le regole, sicura di esserne al di sopra. L’ennesimo uomo con i galloni che può abusare del proprio potere e schernire i subalterni, salvo poi, nel momento in cui carattere e preparazione devono necessariamente venire fuori, farfugliare come Fantozzi e scappare come un topo.
Il suo opposto, il Capitano De Falco, ha (come vuole la sceneggiatura di questo tragico reality) tutte le carte in regola per apparire come il supereroe buono, a partire dal nome che richiama un volatile acuto, veloce e senza paura, per proseguire con il suo aspetto elegante e con la sua voce stentorea e risoluta. E a noi italiani piace molto così..
Il dimesso Schettino porta un cognome meno altisonante con desinenza in “ino”, si tinge i capelli per nascondere il sale & pepe, ha l’aspetto di un ex bagnino e lo sguardo del “provolone di mare”, ma soprattutto non ha la minima idea di cosa significhi fare il comandante, a parte forse pavoneggiarsi con le passeggere e sorseggiare spumante nelle cene ufficiali.
Cito con piacere l’amico Gianmatteo (Trentamarlboro), che in queste ore concitate di social-crocifissione, ha scritto una delle cose più sensate che io abbia letto.
l’istintiva compassione per i codardi, per gli italiani piccoli piccoli, ce l’abbiamo nel dna: siamo cresciuti a colpi di don abbondio, di oreste jacovacci, di fantozzi e giudicare un codardo, un italiano piccolo piccolo, ci riesce più difficile che giudicare chiunque altro. punto. ecco perché, tra gli immancabili commenti forcaioli, si fanno spazio anche numerosi attestati d’indulgenza (mezzi sorrisi, mezze pacche sulle spalle). ed ecco perché, provando noia per i primi, inorridisco per i secondi: il comandante schettino, così tristemente lontano da qualunque possibile riscatto, non c’entra nulla con don abbondio, con oreste jacovacci, con fantozzi. il comandante schettino è un pirata della strada, un volgarissimo pirata della strada, e la nostra compassione, sentimento di cui generalmente non trabocchiamo, dovremmo forse riservarla a destinatari più meritevoli.
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Ci scrive una vecchia conoscenza ed una vecchia lettrice.
Carissimo Dott. Ravasio Belinoni,
due mie amiche mi hanno consigliato di rivolgermi a Lei.Sono Mata Selvaggia de Polpettis e la MacGnoccaTeraByte che negli scorsi mesi si sono affidate a Lei ed ai Suoi saggi consigli. Adesso, la loro vita sentimentale fa un po’ meno acqua da tutte le parti.
Ebbene, mi presento, prima di tutto: sono SuperEgoVsMe. Sì, è verissimo, quando usciamo io, Mata e la MacGnocca, spesso ci tirano i coppetielli addosso, per i nomi che abbiamo, ma che ci vuole fare: i nostri genitori erano degli estrosi. Ma veniamo a noi e al motivo per cui la disturbo.Io sono una legale partenopea di belle speranze. Ho, ahimé, 30anni: il mio sogno era essere Lolita, quella di Nabokov, intendo; adesso potrei essere tutt’al più la sua giovane zia.
A breve, perfino la madre. La mia vita sentimentale è uno strazio. Se c’è un deviato nel giro di 400km, deve sapere che io lo attraggo e, immancabilmente, ne sono attratta. Non mi soffermerò sugli helzapoppin che questi incontri causano o, meglio, mi fanno patire. Attualmente – ed incredibilmente – sono fidanzata da due mesi. Il mio ragazzo, stranamente non marcescente – l’età media delle mie ultime frequentazioni si attestava sui 49,99999 anni periodici – è bello, bello, bello in modo assurdo. O almeno così sembra a me! Ha un carattere pessimo ed è un Avvocato, però, in fondo anche io sono una psicopatica nonché un legale (che litote inutile, eh, un avvocato che si rispetti è uno psicopatico di default!).Ebbene sì, ci amiamo da morire. Tutto è perfetto con lui: perfino le liti. Circa un mese fa, pensi, che mi sono rotta i capillari a forza di urlargli contro (ho una gran bella voce da contralto, io!).
Eppure, da quando mi è arrivata una diffida firmata da un notissimo collega penalista a stare a meno di un km di distanza da lui, mi assale il dubbio che non voglia più stare con me.
Dice che sono solo le mie piccole paure? Certa di un Suo prontissimo riscontro, la saluto affettuosamente anche a nome di Mata e della MacGnocca.

R.B. Frustalupi
Gentile de Polpettis
Ignoro cosa siano i “coppetielli” e non ci vedo nulla di sconveniente nel relazionarsi con gentiluomini con 49,99999 anni periodici, ma la mia è una presa di posizione meramente anagrafica.
La figura della Lolita che Lei prende a modello è stata nel tempo ampiamente sopravalutata e si rifà a schemi culturali, sociali e sechisy che attengono agli anni 50/60. I gusti maschili sono cambiati nel frattempo, inoltre le lolite tutte finta innocenza, treccine & synuosità hanno lasciato il posto a giovinette ormai simil-donne, che sempre più decisamente tendono a riferimenti aestetici & sessuali over 30 e over 40.
Se così non fosse nei luoghi di aggregazione ggiovanile non vedremmo ragazzine in tacco 15, fuseaux leopardati e apparecchio ortodontico, ma giovinette con gonnelloni a rombi, ballerine e maglioncini self-made.
Si abbandoni serenamente ad assaporare i suoi 30anni “suonati” e scoprirà che la maturità non è così male, a dispetto degli obsoleti canoni ai quali ci hanno abituato la pubblicità, la tv e Berlusconi.
In merito al Suo pregiato neofidanzato (che saluto con apprensione) il consiglio della Fondazione non può che essere quello di lasciare al giovane gentiluomo il campo d’azione che merita e di non opprimerlo con inutili interrogatori, richieste di ammore etcetera.
Sto parlando di una cosa che alle donne riesce benissimo, cioè la creazione per il compagno di quella “Libertà simulata” tanto cara al mondo femminile, che in genere consente loro di dichiarare : “..se vuoi uscire con i tuoi amici, non sarà certo io ad impedirtelo, basta che tu lo dica..” (che tradotto significa : “voglio il controllo totale della tua vita, e se provi a sgarrare ti stronco a colpi di mazza ferrata”.
Ma di questo ne parlerò più diffusamente nel prossimo articolo..
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Non ci sono molti misteri in merito alla evoluzione (o involuzione) dei blog avvenuta negli ultimi due anni.
Il blog, ovvero, uno dei primi strumenti che hanno reso possibile condividere in modo semplice ed immediato i propri scritti su internet, ha inevitabilmente vissuto una battuta di arresto. La causa ? Naturalmente i social network (Facebook in testa) che in modo sempre più capillare si sono diffusi, sottraendo tempo ed energie a chi prima scriveva con buona regolarità sul proprio blog. C’è chi, come Pandemia, parla del 2012 come anno del risorgimento di questo ormai antico strumento di comunicazione sociale, e chi come Mantellini avanza invece qualche dubbio in merito.
Facebook è immediato, velocissimo e consente di pubblicare frammenti, piccole cose e di ricevere istantaneo feedback e, spesso, di innescare conversazioni a cascata piuttosto interessanti o semplicemente divertenti. E’ il paradiso del cazzeggio, della condivisione dell’inutile, ma anche terreno interessante di confronto e di scoperta se usato con un minimo di consapevolezza.
La vecchia storia dei compagni di scuola ritrovati è stato il pretesto per iniziare ad usarlo, oggi Facebook ha un suo valore autonomo che risiede proprio della possibilità di ampliare la cerchia delle persone con cui ci si relaziona quotidianamente, poco importa che si trovino dall’altra parte del mondo, questo strano, brulicante mondo social funziona benissimo lo stesso. Vale per la condivisione di interessi comuni, formidabile per la gestione di eventi pubblici o privati, strategico in molti casi a livello aziendale, insomma : al netto delle millemila fesserie (gattini, frasette preconfezionate o giochini) è uno strumento diffusissimo e dalle caratteristiche assolutamente uniche.
Intanto il blog se ne resta là, un po’ in disparte, come un vecchio nonno noioso dal quale nessuno vuole più ascoltare racconti di guerra. Però la sua autonomia, sia in termini di piattaforma che di funzionalità, rimane intatta ed assolutamente efficace. Insomma : è bello sapere che c’è, anche se non ci scrivi più spesso come un tempo.
A noi vecchi blogger della prima ora resta il sottile piacere di andare a soffiare la polvere dalla dashboard, di tanto in tanto, aggiornare qualche plug-in, e ritrovarsi in qualche riga scritta con calma ed entusiasmo, come si faceva una volta, senza l’assillo delle notifiche, degli inviti a Sims Social e dei poke..
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Lo spettacolo di Fiorello è un successo in termini di ascolti, e questo è un fatto.
Lo show #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend è dichiaratamente una citazione dei grandi Varietà degli anni settanta, fatto di intrattenimento, canzoni, ospiti e giacche con i lustrini. Un approccio che ai più giovani,(nati nell’era del reality e dei format “senza scaletta” e troppo spesso senza capacità) può suonare un po’ freddo, costruito.
Invece, paradosso dei ricorsi storici, proprio in questa lettura sta il successo e la riuscita del programma. Fiorello può piacere o meno, ma ha il grandissimo merito di essere uno dei pochi (se non forse l’unico) frontman in grado di sostenere uno spettacolo quasi completamente incentrato sulle proprie capacità artistiche.
Fiorello é onesto con sè e con chi lo guarda, per questo è credibile e per questo piace a una grandissima fetta di pubblico.
Tuttavia il fatto che il programma abbia una “costola” legata a Twitter crea una serie di reazioni a catena proprio sul popolare social media, e non solo.
Si, perché il popolo degli smanettoni della prima ora, degli utilizzatori perenni di Twitter, hanno tra le loro fila una corrente di integralisti fai da te, che si sentono prepotentemente parte di una casta di eletti, solo per il fatto che “twittano” da tanto tempo. Ecco allora comparire sotto l’hashtag #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, nel flusso di apprezzamenti, critiche, suggerimenti e saluti, anche i commenti stizziti di alcuni di loro che si augurano che “la plebe non scopra a causa di Fiorello quanto sia “figo” Twitter”, o che scrivono allarmati : “ora qui arriveranno tutti !!”, come se si trattasse di un territorio da difendere, come se un SN fosse in qualche modo un patrimonio che può rovinarsi proprio nello svolgere in modo sempre più esteso la funzione per la quale è stato creato.
Questo tipo di atteggiamento e questa corrente è presente anche nelle critiche di coloro che bollano lo show come “vecchio” solo perchè si aspettavano un approccio, in qualche modo, innovativo. Invece semplicemente Twitter è stato un cassa di risonanza funzionale al lancio ed alla fidelizzazione di una fetta di telespettatori, ma i binari dello show e del social media rimangono sempre assoluatamente paralleli.
Fiorello fa solo ed esclusivamente quello che sa fare, e lo fa benissimo. Vedere un personaggio pubblico che utilizza finalmente Twitter come strumento di comunicazione bidirezionale e per di più in modo creativo e scanzonato non può che fare piacere. Voi che ne pensate ?
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Strane coincidenze della digital life. Nel giorno in cui Miss Caterina Policaro (aka Catepol) viene intervistata dal Tg 1 (qui il video) in qualità di superesperta del social network Twitter e di facente parte del pool che ha operato la traduzione del popolare strumento 2.0 in italiano, a me è venuta la balzana idea di provare a chiedere ai miei contatti Facebook di lasciare un commento nel loro dialetto di origine sulla mia bacheca.
Quello che ne viene fuori è una divertene babele di accenti e colori ben poco “digitali” o “virtuali” (come alcuni ancora si ostinano ad appellare le cose di internet). Piuttosto una sorta di gran polverone divertente che in qualche modo può rappresentare una delle cose belle del web : la possibilità di raccontarsi un po’, scegliendo il modo che si preferisce.
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Margherita : In Friul no vin un dialet, parcè il furlan a l’è une lenghe, con t’une gramatiche different e lidris etimologichis ca vegnin sì dal latin, ma ancje dal todesc, dal slaf e dal sostrat celtic (come pal ladin e ches atris lenghis dall’arc alpin)… Dut cas, se tu mi das une frase di tradusi, te mandi in furlan… |
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Floriana
me, mo’ te ne vin co’ sta cos du dialett, ma mica iè facile.
Tutt tu l’a da fa le cose sdreuss |
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Daniela
te ghe resun, ma scultem a mi: che l’om lì el vor i dialett, dag i dialett
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Oscar
Se ne metén tuti a scriver en dialèt vei fora en casìn che no finis pù! E po mi g’ho da laoràr, no son miga chi a petenàr bambole no! (Trentino
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Matteo
Daffogo! Anca se fo abastanza fadiga a capìr tuti i dialeti che ghe scriti qua… però sta roba qua le na figada
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Ester
C capiss cocc’cos ca’ ind. E’nu bburdell co tutt sta ggent ch’ parla strevz.
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Riccardo
Floriana : Te ghè resun, sun propri un balabiòtt
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Daniela
“ciumbia che cinema” ma anche” mmmiiiizzica Pizzi una nni sapi e centu nni penza”
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Riccardo
@Ester : ma che dialett te parlet ? capisi nagott
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Margherita
A l’è ver, a semee une figade. Se fos pussibil, dut cas, no mi displasares co nu diseis ancje di ce bande di Italie seiso. Jo l’ài det di biel già, Friul (anzi, per jessi precise, Cjargne, il Friul di mont…)
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Ester
Riccà, si tu si gnurant’ mica è colpa mia. Scetate! I song’e’ Saliern.
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Cristiana
Ogné pìkke aggiòve!
(una pugliese nata ad Ostiglia) |
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Max
al è plen di forestarìe!
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Riccardo
tel chi el Ceron ! Uè bel’omm te me purtà un po’ de Frico ?
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Bette Davis
me so’ rotta li cojoni al punto che ce vonno du’ bocche pe’ dillo.
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Caterina Policaro
‘ntantu chi penzu chi poterria scriviri ‘cca nto dialettu chi mancu sacciu bounu ‘u parru…certu ca’ non hai nenti ‘i chi ffari
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to be continued..
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Dopo una lunga fase di sperimentazione con la collaborazione dell’autore e produttore Armando Mango, alla ricerca di un mondo musicale adatto a sottolineare le qualità espressive del suono della sua voce, la cantautrice Sofia Cresti ha deciso di proporre in anteprima al grande pubblico di internet alcuni brani che fanno parte di questo primo lavoro.
L’idea, unica nel suo genere, è quella di presentare le canzoni ancora in una fase di ‘costruzione’, in puro stile demo e raccogliere direttamente dal pubblico consigli, giudizi, critiche e suggerimenti, per meglio capire come i giovani interagiscono con il mondo musicale e la voce di Sofia
In poche settimane le canzoni di Sofia sono state ascoltate migliaia di volte, la pagina di Facebook registra un aumento costante di adesioni fino ad oltrepassare la soglia dei 1400 fans in poche settimane, semplicemente con il passaparola virale che solo il web può scatenare.
Sofia Cresti sembra essere una valida risposta giovane e fresca alle istanze del pubblico che chiede, con sempre maggiore insistenza, di ascoltare e acquistare musica italiana nuova e di qualità.
La playlist offerta da Sofia comprende 4 brani pop italiani di ottima qualità; si possono ascoltare sul portale Myspace o sulla pagina di Facebook e ricevere tutti gli aggiornamenti tramite il popolare servizio di microblogging Twitter.
I siti web:
Sofia’s Official MySpace
Sofia’s Official Facebook Page
Sofia’s Official Twitter
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«Mi sto mettendo la tuta spaziale. Prossima fermata: l’orbita terrestre» Questo uno dei messaggi che Mike Massimino, uno degli astronauti a bordo dello shuttle Atlantis che partecipano alla missione di manutenzione del telescopio Hubble, ha inviato tramite Twitter .
Il popolare servizio di microblogging è stato in questo caso utilizzato dal simpatico astronauta nel modo più classico (come cita lo stesso claim di Twitter) e cioè per dire “che cosa stai facendo”, solo che lui è sullo Shuttle.
Ecco allora che il messaggio Twitter che sulla terra sarebbe un banale : “mi sto cambiando i calzini perchè se ne sente il bisogno” in chiave spaziale diventa: “sto entrando nella tuta argentata, pronto per essere sparato in orbita”. L’ozioso messaggio in un Twitter “terrestre” : “ho mangiato la peperonata e ora mi si rinfaccia”, nel mood cosmico diventa : “mi accingo ad alimentare il mio statuario corpo con sostanze sintetizzate alla Nasa in grado di fornire il giusto equilibrio proteico atto a svolgere la mia missione al meglio”.
Insomma spazio o terra ferma, Shuttle o peperonata, il twittercazzeggio del twitterdipendente non conosce frontiere.
Chissà se Mike Massimino si è portato in viaggio anche il suo iPod ? Non mi stupirei se tra i brani caricati ci fosse anche lo storico “L’astronauta pasticcione” di E.e.l.s.t .
C’e’ un astronauta pasticcione, si e’ fatto addosso la pupu’ :
ma i membri dell’equipaggio si accorgono, lo sgridano.
Nella sua tuta d’amianto c’e’ stato un grosso patatrac
e i suoi colleghi spaziali lo buttan giu’,
ma lui canta una canzone ironica :
“Scismi bellissimi dentro di me,
cellule di materia in putrefazione,
solo scismi bellissimi
dentro di me,
sostanze tossiche diffuse per tutto il moderno scafandro.
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Demi Moore fotografata dal marito Ashton Kutcher di nascosto. Ashton ha messo la foto online su Twitter
Ashton Kutcher, marito di Demi Moore, quando ha visto la domestica scena della bella Demi che gli stirava i pantaloni, non ha resistito alla tentazione. Ha scattato la foto che vedete e l’ha pubblicata su Twitter.
Non stiamo parlando di un maritino inquieto e lei non è la casalinga di Voghera, si tratta di una delle coppie più seguite, fotografate, spiate ed ammirate di Hollywood. Insomma, due che i paparazzi se li trovano davanti anche quando vanno a fare la spesa (ammesso che la facciano da soli).
Nonostante ciò la perversa magìa del social network e della condivisione in tempo reale degli eventi ha spinto il simpatico Ashton a “postare” l’immagine della moglie in mutande e condividerla con qualche decina di milioni di persone, nello spazio di un paio di click.
Non si sa come la bella Demi abbia preso il goliardico scherzetto ma sono pronto a scommettere che l’iniziativa farà proseliti..
* il termine “socialcoso” è stato coniato dall’amico Maxime. dalla pregevole Teiluj
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Questa foto ha fatto il giro del mondo ed è la prima pubblicata sull’incidente (finito benissimo) del Jet ammarato nel fiume Hudson.
Prima della stampa, prima di tutti. Si perchè Janis Krums era lì su una delle barche di supporto ed ha scattato la foto con il suo cellulare e l’ha pubblicata immediatamente sul suo account Twitter.
There’s a plane in the Hudson. I’m on the ferry going to pick up the people. Crazy.
Un caso di citizen journalism non nuovo ma piuttosto significativo che ci fornisce la misura di come sia già fattivamente cambiato grazie a internet il ruolo di tutti noi, da semplici fruitori passivi di informazioni e notizie a (come in questo caso) a potenziali creatori di contenuti e testimonianze in real time.
Va detto che il simpatico Janis ha avuto vita facile solo perchè non c’era in giro Catepol, diversamente questa foto sarebbe sul suo blog contornata da una decina di Adsense.
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